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Minori e violenza: meno reati, ma più gravi

Il rapporto di Save the Children segnala un aumento di risse, lesioni e porto d’armi tra adolescenti. Campanelli d’allarme anche in Trentino

Minori e violenza: meno reati, ma più gravi

Immagine di repertorio

Crescono i reati violenti tra i minorenni, anche se il numero complessivo dei giovani coinvolti nel sistema penale resta tra i più bassi in Europa. È il quadro che emerge dal rapporto “(Dis)armati – Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà” pubblicato da Save the Children.

L’analisi evidenzia come il fenomeno non riguardi tanto la quantità dei reati, quanto la loro gravità crescente. L’adolescenza appare segnata da episodi più violenti – come risse, aggressioni e rapine – piuttosto che da un aumento generale della trasgressione.

Lo studio nasce con l’obiettivo di comprendere meglio il fenomeno della violenza giovanile e superare la narrazione spesso semplificata che ruota attorno a etichette mediatiche come “baby gang” o “maranza”.

I dati nazionali

Secondo i dati analizzati, l’Italia continua a essere uno dei Paesi europei con il più basso tasso di criminalità minorile. Negli ultimi vent’anni i minori e giovani adulti segnalati agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni sono diminuiti di oltre un terzo: dai circa 23 mila del 2004 ai 14.220 del 2024.

Parallelamente, però, cresce il numero di ragazzi denunciati o arrestati per alcuni reati violenti. Tra il 2014 e il 2024 i dati del Ministero dell'Interno mostrano un aumento significativo:

rapine: da 1.921 a 3.968 casi

lesioni personali: da 2.412 a 4.653

risse: da 433 a 1.021

minacce: circa 1.880 episodi segnalati

In crescita anche la diffusione di armi tra gli adolescenti. I minorenni segnalati per porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, con un ulteriore incremento registrato nel primo semestre del 2025. Nella maggior parte dei casi si tratta di coltelli o altri oggetti portati con sé per sentirsi più sicuri o per affermare il proprio ruolo nel gruppo.

Secondo l’associazione, l’aumento dei giovani presi in carico dal sistema penale minorile – arrivati a 23.862 – è legato anche alla permanenza più lunga nel circuito giudiziario, fenomeno che viene collegato alle norme introdotte con il cosiddetto Decreto Caivano, voluto dal governo guidato da Giorgia Meloni.

Il quadro in Trentino Alto Adige

La situazione locale segue in parte la tendenza nazionale. Nel Trentino-Alto Adige i dati mostrano valori relativamente elevati per alcuni reati commessi da minorenni tra i 14 e i 17 anni.

In particolare, la regione registra il secondo dato più alto in Italia per il porto di armi con un’incidenza dello 0,81%, dietro solo all’Emilia-Romagna. Valori rilevanti si registrano anche per:

lesioni personali (0,9%)

minaccia (0,72%)

rapina (0,55%)

rissa (0,35%)

Guardando alla variazione tra il 2014 e il 2024, l’incremento più forte riguarda proprio le risse (+0,88%), seguito da rapine (+0,73%), porto di armi (+0,68%) e lesioni personali (+0,55%).

Gli esperti invitano però alla prudenza nell’interpretazione dei dati: l’aumento delle denunce non significa necessariamente che i reati siano più diffusi, ma potrebbe riflettere anche una maggiore propensione a segnalare gli episodi rispetto ad altre aree del Paese.

Una gioventù fragile

Dal rapporto emerge il ritratto di una generazione segnata da fragilità sociali ed educative.

“Per prevenire la violenza giovanile serve un cambio di prospettiva da parte degli adulti”, spiega Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children. “Spesso fatichiamo ad ascoltare davvero i giovani e a coglierne i bisogni più profondi”.

Secondo l’associazione, fenomeni come solitudine, mancanza di spazi di aggregazione e carenza di opportunità educative contribuiscono ad alimentare la violenza. Un approccio basato esclusivamente su controllo e punizione, conclude l’organizzazione, rischia quindi di rivelarsi insufficiente e poco efficace nel lungo periodo.

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