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Artigianato alimentare, Treviso tra le prime in Italia: fatturato da 753 milioni e oltre 4.800 addetti

La Marca trevigiana seconda in Veneto per peso del settore tra alimentare, bevande e ristorazione. Confartigianato: comparto anticiclico ma resta il problema della manodopera

Artigianato alimentare, Treviso tra le prime in Italia: fatturato da 753 milioni e oltre 4.800 addetti

Armando Sartori, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana

Treviso si conferma una delle realtà più dinamiche del Veneto nel comparto dell’artigianato alimentare, delle bevande e della ristorazione. La provincia è infatti seconda nella regione per fatturato e numero di addetti: nel 2025 le 1.012 imprese del settore hanno impiegato complessivamente 4.831 lavoratori, generando un giro d’affari pari a 753 milioni di euro.

Un risultato che colloca la Marca trevigiana anche tra le principali realtà nazionali del comparto. «In vista della Pasqua abbiamo analizzato l’andamento di questo settore», spiega Armando Sartori, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. «I dati evidenziano un quadro significativo: per fatturato la nostra provincia è al nono posto in Italia. Anche in una fase di debolezza della manifattura, alimentari, bevande e ristorazione si confermano un comparto con un forte orientamento anticiclico

A trainare il sistema produttivo è soprattutto la ristorazione, che rappresenta la fetta più consistente dell’artigianato locale: sono 607 le imprese del settore, con 2.588 lavoratori. Seguono le attività legate alla produzione alimentare, con 375 aziende e 2.064 addetti, mentre il comparto delle bevande conta 30 imprese e 179 occupati.

Secondo Confartigianato, uno dei punti di forza del sistema produttivo della Marca è la capacità di combinare dimensione locale e apertura ai mercati globali. «Il sistema produttivo della Marca Trevigiana, in particolare quello legato ai prodotti alimentari, presenta un deciso carattere glocal», sottolinea Sartori. «Accanto alla forte presenza sui mercati esteri si affianca una domanda interna con una significativa propensione all’acquisto di prodotti a chilometro zero».

Un ruolo importante è svolto dai prodotti di qualità certificata e dalle tradizioni agroalimentari. In Veneto si contano 36 prodotti a marchio DOP, IGP e STG e prodotti agroalimentari tradizionali, un dato che colloca la regione al secondo posto in Italia. A questo si aggiunge una crescente attenzione dei consumatori verso la sostenibilità: in Veneto sono 977 mila le persone che acquistano prodotti a chilometro zero, pari al 22,6% della popolazione regionale, mentre il 14,1% dei cittadini si orienta verso prodotti biologici.

La qualità dell’offerta rappresenta anche un importante fattore competitivo sui mercati internazionali. «Treviso è tra le prime venti province italiane per peso delle esportazioni di prodotti alimentari e bevande sul valore aggiunto», evidenzia Sartori. «Con un dato superiore del 5,47% alla media nazionale, è la migliore provincia del Veneto sotto questo profilo».

Accanto ai risultati positivi, resta però una criticità che interessa l’intero comparto artigiano: la difficoltà nel reperire personale qualificato. Nel 2025, infatti, nel settore artigiano veneto su 3.190 posizioni richieste ben 1.280, pari al 40,1%, sono risultate difficili da coprire. Tra le professioni più difficili da trovare spiccano proprio due figure tipiche dell’artigianato alimentare: panettieri e pastai, per le quali la quota di difficoltà di reperimento raggiunge il 60,6%.

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