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Salute e prevenzione
26.03.2026 - 17:20
Angelo Bianchetti
Nuove prospettive per affrontare l’Alzheimer emergono dal 26° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP), in corso fino al 28 marzo al Padova Congress. Gli esperti sottolineano come la malattia stia entrando in una fase di profondo cambiamento e che il sistema sanitario italiano, incluso quello veneto, debba adeguarsi per gestirne l’impatto.
Tra le novità più rilevanti ci sono i farmaci innovativi come gli anticorpi monoclonali lecanemab e donanemab, in grado di rimuovere la proteina beta-amiloide che si accumula nel cervello. Non si tratta di cure definitive: i trattamenti rallentano la progressione della malattia ma sono complessi, costosi e riservati a specifici pazienti. La Commissione AIFA ha recentemente deciso di non includerli nei rimborsi, alimentando il dibattito sul loro ruolo.
“I nuovi farmaci sono un passo avanti, ma non risolvono il problema – spiega Carlo Serrati, Presidente eletto AIP – Serve riorganizzare l’intero sistema sanitario, dalla diagnosi precoce all’assistenza nel tempo. La prevenzione e l’uso corretto dei farmaci esistenti restano fondamentali, così come il supporto ai pazienti e alle famiglie”.
Anche la diagnosi sta evolvendo: è sempre più concreto il possibile uso di un semplice esame del sangue per rilevare il rischio di Alzheimer attraverso biomarcatori come beta-amiloide e tau. “Riconoscere presto la malattia implica ripensare la rete di assistenza – sottolinea Angelo Bianchetti, geriatra e Segretario Scientifico AIP – Serve un sistema territoriale che coinvolga famiglie, caregiver e servizi sociali, perché l’anziano spesso presenta più patologie e situazioni complesse”.
In Veneto, come nel resto d’Italia, la prevenzione resta la chiave. Il progetto PREVE.D.I., coordinato da Serrati, ha già coinvolto circa 700 persone, evidenziando come quasi tutti presentino almeno un fattore di rischio non noto in precedenza. “C’è un rischio sommerso che va affrontato – aggiunge Serrati – La prevenzione deve diventare una priorità nelle politiche sanitarie”.
Le strategie quotidiane contano: camminare 7.000 passi al giorno, dormire 7-8 ore e seguire la dieta mediterranea può ridurre il rischio di Alzheimer anche del 30%. Inoltre, alcune vaccinazioni di routine, come quelle contro influenza, herpes zoster e pneumococco, sembrano diminuire il rischio di demenza fino al 40%.
“In Veneto, così come nel resto del Paese, la popolazione anziana cresce rapidamente, ma molti restano autosufficienti – conclude Bianchetti – Non è inevitabile associare l’età alla malattia: intervenendo per tempo si può prevenire e rallentare la fragilità, promuovendo un invecchiamento attivo e sereno”.
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