UN PROGETTO PER FERMARE LO SPOPOLAMENTO
Come si può fermare l’esodo dalle valli senza consumare nuovo suolo? La risposta della Provincia di Trento si chiama Ri‑Val: un progetto di rigenerazione immobiliare che punta a restituire alla vita sociale e abitativa circa 300 alloggi riqualificati, accessibili e sostenibili, partendo da una mappatura che ha individuato 467 unità potenzialmente valorizzabili.
I NUMERI E IL TERRITORIO COINVOLTO La ricognizione, realizzata da
Provincia di Trento,
Cassa del Trentino e
Euregio Plus Sgr, ha censito
oltre 460 alloggi inutilizzati segnalati dai Comuni e dalle proprietà pubbliche (
Provincia, Patrimonio del Trentino, Itea). Le aree con maggiore disponibilità sono la
Val di Fiemme (86 alloggi), la
Valsugana (75), la
Val di Non (64), seguite dalle
Giudicarie (50) e dall’Alta
Valsugana e Bersntol (45). Quote più contenute emergono nella
Valle dell’Adige (24) e nella
Comunità Alto Garda (2), dove insiste anche l’intervento
Ri‑Urb.
IL MODELLO FINANZIARIO: UN FONDO IMMOBILIARE E 60 MILIONI DI RISORSE
Ri‑Val prevede la costituzione di un
fondo immobiliare – gestito da
Euregio Plus Sgr – in grado di attrarre risorse pubbliche e private per un plafond complessivo stimato di circa
60 milioni di euro. Attraverso questo veicolo, gli immobili inutilizzati saranno riqualificati e destinati prioritariamente all’abitare a
canone moderato, con un’offerta pensata per lavoratori, famiglie, giovani, studenti e anziani autosufficienti.
STRUMENTI INNOVATIVI: AFFITTO CON RISCATTO E CONTRIBUTI PROVINCIALI Tra le formule previste c’è l’
affitto con riscatto, pensata per le aree svantaggiate: la
provincia potrà coprire fino al 100% del canone nel primo anno e fino al 40% a partire dal secondo anno, permettendo all’inquilino di accumulare una quota finalizzata all’acquisto futuro dell’abitazione. Questo approccio cerca di coniugare accessibilità immediata e percorso verso la proprietà.
TEMPISTICHE E GOVERNANCE La
mappatura è stata presentata il 25 marzo; la proposta operativa del fondo è in fase di consegna e, secondo la tabella di marcia illustrata,
Ri‑Val dovrebbe essere operativo nella primavera successiva. Le fasi di valutazione coinvolgono
Provincia,
Cassa del Trentino e Cassa Depositi e Prestiti, con
Euregio Plus Sgr incaricata di perfezionare il modello operativo. Si punta ad avviare gli interventi di riqualificazione entro l’
estate 2026. Parallelamente sono previsti percorsi di condivisione e partecipazione pubblica sulle politiche abitative nel corso del 2026.
RUOLI ISTITUZIONALI E DI RICERCA La
Fondazione Franco Demarchi conferma il proprio ruolo di supporto allo studio e all’accompagnamento territoriale: come riportato da
Il Dolomiti,
Paolo Decarli, presidente della fondazione, sottolinea l’integrazione fra ricerca, formazione e azione concreta per tradurre conoscenze in politiche anti‑spopolamento. Esperti e istituzioni hanno discusso il progetto durante un seminario moderato da
Valentina Chizzola e
Tania Giovannini, con contributi di
Matteo Mazzotti (Cassa Depositi e Prestiti),
Sergio Lovecchio (
Euregio Plus Sgr),
Alberto Brandolini (
Cassa del Trentino) e l’intervento del ricercatore
Vanni Treu sul tema del riabitare le montagne.
ESPERIENZE SUL CAMPO: RIPOPOLARE CON RISULTATI CONCRETI A dare corpo alle politiche, testimonianze dirette di chi ha scelto di restare nelle terre alte.
Stefano Fabris, fotografo e colivers, racconta l’esperienza di
Luserna: arrivato cinque anni fa tramite un progetto pilota che concedeva 4 alloggi a 4 famiglie in cambio di partecipazione attiva alla vita comunitaria, oggi lavora sul territorio, parla la lingua cimbra e sta acquistando casa. «La mia vita è migliorata», sintetizza Fabris: una prova concreta che misure abitative combinate a progettualità sociale possono invertire tendenze di abbandono.
IL CONTESTO PIÙ AMPIO DELLE POLITICHE PER LA CASA Ri‑Val si inserisce in un quadro
provinciale più ampio: l’assessore
Simone Marchiori ricorda il bando per la rivitalizzazione delle aree a rischio spopolamento, che nelle due finestre del 2025 ha raccolto
551 domande (72 da fuori
provincia), dimostrando interesse verso percorsi di reinsediamento e riqualificazione. Marchiori sottolinea che, oltre agli strumenti tradizionali, servono modelli nuovi dell’abitare per rispondere a bisogni diversi e in evoluzione, senza consumo di suolo.