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Truffe agli anziani: incontro a Mestre per spiegare come difendersi dagli inganni digitali e porta a porta

Esperti, amministratori e rappresentanti del sindacato dei Carabinieri Unarma hanno illustrato come difendersi da raggiri sempre più sofisticati, tra falsi allarmi familiari, finti tecnici e attacchi informatici

Foto dell'incontro

Foto dell'incontro

Truffe informatiche tramite phishing, messaggi ingannevoli o telefonate allarmanti, raggiri costruiti su presunte emergenze riguardanti parenti, accessi fraudolenti nelle abitazioni da parte di falsi operatori. Le truffe ai danni degli anziani, sempre più numerose e raffinate, continuano a colpire le fasce più vulnerabili della popolazione. Come riconoscerle e come difendersi?

Se n’è discusso nel pomeriggio all’Auditorium della Biblioteca del Parco Carpenedo-Bissuola, durante un incontro informativo e formativo promosso da Unarma, il sindacato dei Carabinieri. A intervenire sono stati esperti del settore che hanno fornito un quadro psicologico, investigativo e giuridico del fenomeno, illustrando al pubblico le principali tecniche usate dai truffatori e le strategie per proteggersi.

In apertura è stato portato il saluto dell’assessore comunale alla Coesione sociale, Simone Venturini, che ha ringraziato Unarma per “un’iniziativa dal forte valore civico e sociale” e per l’impegno costante nel diffondere cultura della sicurezza e della legalità. Venturini ha ricordato anche il progetto comunale “ocio, ciò!”, attivo da anni nella prevenzione dei raggiri e nel supporto alle vittime, inclusa l’assistenza psicologica per chi, dopo essere stato truffato, prova imbarazzo o timore nel raccontare l’accaduto. “In una società in cui le famiglie sono ormai sempre più polverizzate, dobbiamo fare il massimo per tutelare gli anziani, spesso soli”, ha sottolineato.

Dopo l’intervento introduttivo del segretario provinciale di Unarma, Gianluca D’Angelo, hanno preso la parola i tre relatori: un sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Venezia, una psicoterapeuta e un maggiore dei Carabinieri. Ognuno ha delineato, dal proprio punto di vista, le caratteristiche di un reato considerato particolarmente odioso, perché colpisce chi è più fragile facendo leva sui sentimenti e sulle paure più intime.

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