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Salute e comunità

A Conegliano parte “Vivere bene con la demenza”, percorso settimanale per chi convive con problemi di memoria

Dieci incontri guidati da psicologhe esperte offrono informazioni pratiche e supporto emotivo alle persone con diagnosi neurocognitiva, per rompere l’isolamento e migliorare la qualità della vita

Equipe dell'UOC Geriatria

Equipe dell'UOC Geriatria

“So di avere dei problemi di memoria, mi piacerebbe parlarne con altre persone che stanno vivendo la stessa esperienza”, racconta Franco, 70 anni, che cinque anni fa ha scoperto di avere la Demenza a Corpi di Lewy. “Non mi sarei mai aspettato di dover affrontare una malattia così. Da allora mi sono sentito sempre più impotente e solo”.

Proprio per rispondere a queste difficoltà oggi prende il via a Conegliano l’iniziativa “Vivere bene con la demenza”, un ciclo di incontri inserito nello studio no-profit “Percorsi di adattamento alla diagnosi e coinvolgimento attivo per persone con disturbo neurocognitivo”, organizzato dall’équipe del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) dell’ospedale cittadino. Il progetto, sostenuto dal Coordinamento Regionale Rete Patologie Neurodegenerative, è finanziato dai Ministeri della Salute e dell’Economia attraverso il Fondo per l’Alzheimer e le Demenze 2024-2026.

Il programma prevede dieci incontri settimanali per un gruppo ristretto di partecipanti, guidati da due psicologhe specializzate. Il percorso si articola su due fronti principali: fornire strumenti pratici per capire e gestire i disturbi della memoria e creare uno spazio sicuro dove condividere esperienze e rompere l’isolamento.

Al termine del ciclo, chi lo desidera potrà proseguire il percorso di “coinvolgimento significativo” nei Centri di Sollievo del territorio, sempre con il supporto di psicologi formati.

“L’obiettivo – spiega la dr.ssa Volpato, direttrice della Geriatria di Conegliano – è migliorare concretamente la vita dei pazienti, aumentare l’autostima e ridurre la solitudine che spesso segue la diagnosi. Con il confronto con chi vive la stessa condizione, la malattia smette di essere un tabù e diventa qualcosa da affrontare insieme, con strumenti concreti e sostegno reciproco”.

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