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Bypass ferroviario, Marco alza la voce: «Il Consiglio dica no»

Assemblea affollata e clima teso: i residenti chiedono unità, risposte concrete e una presa di posizione chiara dal Comune di Rovereto

Bypass ferroviario, Marco alza la voce: «Il Consiglio dica no»

Foto di repertorio

Cresce la protesta a Marco contro il progetto del bypass ferroviario e, a pochi giorni dall’incontro con la sindaca Giulia Robol, il clima si fa sempre più incandescente. L’assemblea pubblica organizzata dalla circoscrizione martedì sera ha registrato una partecipazione massiccia, segno di una comunità che non intende restare in silenzio.

Dalla platea si leva una richiesta precisa: non essere lasciati soli. «Come cittadini possiamo far sentire la nostra voce, ma servono rappresentanza e risposte», è il messaggio condiviso. Nel mirino, soprattutto, l’amministrazione comunale di Rovereto, alla quale si chiede un segnale politico inequivocabile: una presa di posizione ufficiale contro l'opera.

Tra gli interventi emerge anche un malessere più profondo: la percezione che il peso dell’infrastruttura ricada quasi interamente su Marco, mentre il resto della città resterebbe ai margini delle conseguenze.

Il tempo stringe: manca meno di un mese alla presentazione delle osservazioni e cresce il timore di non riuscire a incidere. Per questo, dall’assemblea arriva l’appello a un impegno concreto delle istituzioni: «Lunedì non vogliamo solo essere ascoltati, ma ottenere proposte».

Le preoccupazioni sono molteplici e riguardano tanto l’impatto ambientale quanto gli aspetti tecnici del progetto, giudicato da molti lacunoso e poco aggiornato. A sottolineare la necessità di fare fronte comune è stato il presidente della circoscrizione, Gianfranco Setti, che ha ribadito l’importanza di un’azione condivisa con i Comuni della Vallagarina.

Dopo la presentazione tecnica, il dibattito si è acceso. Numerosi cittadini hanno contestato l’impianto del progetto, definendolo inadeguato.

Particolare allarme riguarda le aree di via alla Stazione e via San Romedio, considerate tra le più esposte. Proprio qui si concentrano infrastrutture cruciali – dalla rete idrica a quella elettrica fino al sistema fognario – che potrebbero essere compromesse dai lavori.

Non meno preoccupanti, secondo i cittadini, la collocazione della sottostazione elettrica, il consumo di risorse idriche, il transito di merci pericolose e l’impatto delle barriere antirumore, previste fino a 11 metri di altezza a ridosso delle abitazioni.

C’è anche chi mette in discussione la necessità stessa dell’opera, proponendo interventi migliorativi sulla linea esistente o soluzioni alternative per ridurre l’impatto sul territorio.

Ma il filo conduttore della serata resta uno: l’unità. «Non chiediamo che il bypass passi altrove, diciamo no all’opera», è l’invito più condiviso, per evitare divisioni che indebolirebbero la protesta. Un segnale incoraggiante, secondo molti, arriva proprio dalla Vallagarina, dove per la prima volta dopo anni i Comuni sembrano muoversi compatti.

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