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10.04.2026 - 13:05
Benito Mussolini
Il Consiglio comunale di Riva del Garda ha deciso all’unanimità di revocare la cittadinanza onoraria concessa a Benito Mussolini nel 1924, ponendo fine a un riconoscimento rimasto formalmente in vigore per oltre un secolo.
La vicenda è emersa solo di recente, a seguito di una segnalazione giornalistica che ha spinto l’amministrazione a effettuare verifiche negli archivi comunali. Dagli approfondimenti è emerso che il conferimento non fu il risultato di una scelta democratica della comunità, ma avvenne in un contesto amministrativo straordinario, con il Comune allora guidato da un commissario prefettizio.
Secondo quanto ricostruito, nel maggio del 1924 la cittadinanza onoraria fu attribuita senza un reale coinvolgimento della popolazione, in una fase storica segnata dalla progressiva riduzione delle autonomie locali. Le consultazioni elettorali dell’epoca, inoltre, avevano evidenziato una maggioranza di consensi alle forze non fasciste nel territorio.
L’amministrazione comunale ha inoltre evidenziato come il mantenimento del riconoscimento non fosse più compatibile con i valori costituzionali e con la memoria storica della città, che annovera tra i propri riferimenti anche figure legate alla difesa dei diritti umani e alla resistenza alle persecuzioni del regime fascista.
Il sindaco ha definito la decisione “coerente con la storia democratica di Riva del Garda”, sottolineando come la scelta si inserisca in un percorso di rilettura critica del passato e di valorizzazione dei principi costituzionali. È stato inoltre ricordato come la città conservi la memoria di eventi tragici legati al periodo bellico e delle vittime delle violenze nazifasciste.
Nel corso del dibattito non sono mancate le polemiche politiche, in particolare per l’assenza in aula di una consigliera che nei giorni precedenti aveva espresso incertezza sul voto. Una circostanza che il sindaco ha giudicato negativamente, richiamando il senso di responsabilità richiesto ai rappresentanti istituzionali.
La decisione segna così la conclusione formale di una vicenda storica rimasta irrisolta per oltre cento anni, riaffermando la volontà dell’amministrazione di allineare gli atti simbolici della città ai valori democratici contemporanei.
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