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“Mai scuotere un neonato che piange, è pericolosissimo”: l’Ulss 3 rilancia la campagna di prevenzione

“Gesti impulsivi possono avere conseguenze gravissime”

“Mai scuotere un neonato che piange”: l’Ulss 3 rilancia la campagna di prevenzione

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Scuotere un neonato che piange, anche quando il pianto è prolungato e difficile da calmare, è un gesto da evitare in modo assoluto. A ribadirlo sono gli specialisti dell’Ulss 3 Serenissima, che in occasione delle giornate nazionali di sensibilizzazione dell’11 e 12 aprile tornano a diffondere informazioni sulla Sindrome del Bambino Scosso, una condizione potenzialmente gravissima.

Secondo gli esperti, movimenti bruschi e ripetuti possono provocare lesioni cerebrali anche irreversibili, con conseguenze che vanno da deficit motori e cognitivi fino a danni alla vista, all’udito e, nei casi più gravi, al decesso.

Il pianto del lattante, spiegano i pediatri, è una forma naturale di comunicazione e può manifestarsi anche per periodi prolungati senza una causa patologica evidente, soprattutto nelle ore serali. Una situazione che può mettere alla prova la pazienza dei genitori, in particolare in condizioni di stress o stanchezza.

Gli specialisti sottolineano l’importanza di mantenere la calma e di verificare sempre i bisogni primari del bambino, come alimentazione, cambio e comfort. In caso di pianto persistente, si possono adottare strategie rassicuranti come il contatto fisico, il dondolio, il bagnetto o una breve passeggiata. Se la situazione diventa difficile da gestire, è consigliato mettere il neonato in sicurezza nella culla e allontanarsi per qualche minuto, chiedendo eventualmente supporto a familiari o al pediatra.

L’Ulss 3, insieme alla Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica e a Terre des Hommes, promuove una serie di iniziative sul territorio per rafforzare la consapevolezza sul tema. Oltre agli incontri informativi nei centri vaccinali, sono previsti stand e attività divulgative a Marghera e momenti di sensibilizzazione negli ospedali, con il coinvolgimento di operatori sanitari, famiglie e associazioni di volontariato.

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