Cerca

Test Miles 33

Scopri tutti gli eventi

EVENTI

SOS radon

Radon in Trentino, allarme monitoraggi: “Dati incompleti, servono controlli capillari”

Interrogazione della consigliera Francesca Parolari: nel mirino scuole, luoghi di lavoro e copertura territoriale ancora insufficiente

Radon in Trentino, allarme monitoraggi: “Dati incompleti, servono controlli capillari”

Il rischio legato al Radon torna al centro del confronto politico in Trentino, con interrogativi sulla reale efficacia delle attività di monitoraggio e sulla sicurezza degli edifici pubblici e privati. A sollevare il caso è la consigliera del Partito Democratico Francesca Parolari, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta chiedendo chiarimenti alla Giunta provinciale.

L’iniziativa prende le mosse dall’analisi della deliberazione approvata a fine febbraio, con cui sono state individuate le prime aree prioritarie a rischio. Nonostante l’adeguamento alla normativa nazionale, in particolare al Decreto Legislativo 101/2020, il quadro che emerge dai dati tecnici forniti dall’APPA appare ancora parziale e disomogeneo.

A preoccupare è soprattutto l’estensione limitata delle rilevazioni: negli ultimi trent’anni sono stati monitorati solo 51 Comuni su 166. Restano quindi 115 Comuni — pari a circa un terzo della popolazione — classificati come “aree da approfondire”. In 79 casi le misurazioni risultano inferiori alla soglia minima prevista dal Piano nazionale, mentre in 36 Comuni non è stata effettuata alcuna rilevazione.

Uno dei nodi principali riguarda l’edilizia scolastica. A fronte di campagne dichiarate come estese a tutti gli istituti, i dati indicano che gli edifici effettivamente monitorati sono 288, pari al 21% del totale censito. Un numero che appare ancora più ridotto se confrontato con il solo segmento dei servizi educativi per l’infanzia, che conta circa 350 strutture.

Parolari ha evidenziato come emerga una chiara discrepanza tra il numero di scuole controllate e il patrimonio edilizio reale. Ha ricordato inoltre che il radon rappresenta la seconda causa di Tumore al polmone dopo il fumo, sottolineando la necessità di comprendere se le misurazioni siano state effettuate nell’ambito di un piano strutturato o su base occasionale.

L’interrogazione mira a ottenere un quadro dettagliato delle scuole monitorate e degli eventuali interventi di mitigazione adottati nei casi in cui siano stati superati i livelli di riferimento fissati a 300 Bq/m³. Ma non solo: nel documento vengono sollevate anche questioni relative ai luoghi di lavoro, per chiarire quante strutture produttive siano state sottoposte a controllo e quali misure di tutela siano previste per i lavoratori.

Tra i punti evidenziati anche la necessità di rafforzare le campagne rivolte ai privati cittadini, incentivando le misurazioni domestiche come previsto dalla normativa vigente, e di introdurre linee guida per l’utilizzo di materiali a bassa emissione nelle nuove costruzioni, accompagnate da eventuali sistemi premiali.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edizione