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Detenuto trovato morto al Due Palazzi, scatta l’allarme sui trasferimenti dall’alta sicurezza

L’uomo si sarebbe impiccato in cella. Le associazioni del terzo settore denunciano: “Spostamenti improvvisi che cancellano decenni di lavoro rieducativo”

Detenuto trovato morto al Due Palazzi, scatta l’allarme sui trasferimenti dall’alta sicurezza

Foto di repertorio

Un detenuto del reparto di alta sicurezza del carcere Due Palazzi di Padova è stato trovato morto nella sua cella. Secondo le prime informazioni, l’uomo si sarebbe tolto la vita impiccandosi. La tragedia riaccende i riflettori su una fase particolarmente delicata per la casa di reclusione padovana, attraversata in questi giorni da un’improvvisa ondata di trasferimenti.

Dalle notizie che filtrano dagli ambienti carcerari, il detenuto deceduto rientrerebbe nella lista di circa venti reclusi di lunghissimo corso destinati a essere trasferiti dal reparto di alta sicurezza di Padova verso altre strutture del Nord Italia. Un movimento che ha messo in forte allarme le associazioni del terzo settore attive all’interno dell’istituto di via Due Palazzi.

Secondo quanto denunciato in una nota congiunta, questi trasferimenti rischiano di interrompere bruscamente percorsi di rieducazione costruiti in decenni di lavoro quotidiano, vanificando progetti formativi e occupazionali che hanno permesso a molti detenuti di intravedere una prospettiva concreta di reinserimento al termine della pena. Laboratori artigianali, attività culturali, percorsi di scrittura, pittura e teatro, ma anche rapporti umani consolidati nel tempo: un patrimonio che, secondo le associazioni, verrebbe «di fatto distrutto».

Per questo motivo il coordinamento delle realtà del terzo settore operanti nel carcere padovano – tra cui Ristretti Orizzonti, Granello di Senape, OCV, le cooperative Giotto, AltraCittà e WorkCrossing, oltre alle esperienze di teatro-carcere – ha convocato una conferenza stampa urgente per questa mattina alle 11 davanti alla casa di reclusione.

In una lettera inviata ai vertici del Ministero della Giustizia e dell’amministrazione penitenziaria locale, il coordinamento chiede un incontro immediato. Le associazioni parlano di una scelta che coinvolge anche detenuti impegnati in progetti di lavoro finanziati da Cassa Ammende e che, se confermata, potrebbe configurare una violazione del divieto di regressione trattamentale previsto dall’ordinamento penitenziario.

«Questo trasferimento improvviso – scrivono – rende invisibile il nostro lavoro e spezza percorsi rieducativi di lungo periodo, riconosciuti anche dal territorio». Le realtà coinvolte annunciano inoltre la predisposizione di schede dettagliate per ciascun detenuto seguito, documentando attività, progressi e risultati raggiunti negli anni.

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