Nonostante il Veneto sia tra le regioni più virtuose d’Italia nella gestione fiscale, la lotta all’evasione sembra essere tra le ultime priorità per molti enti locali. Nel 2024, i Comuni veneti hanno recuperato appena 111 mila euro grazie al decreto-legge 203 del 2005, che permette agli enti di partecipare direttamente all’accertamento fiscale, trattenendo il 50% dei proventi. Si tratta di un calo del 27% rispetto ai circa 153 mila euro recuperati nel 2023.
Solo 26 Comuni su oltre 500 hanno utilizzato lo strumento, pari al 4,7% del totale. Alcune province, come Belluno e Rovigo, negli ultimi anni non hanno registrato alcuna attività, mentre Verona e Vicenza risultano i territori più attivi, rispettivamente con oltre 62 mila e 23 mila euro recuperati. Il Veneziano ha portato a casa circa 20 mila euro, mentre Padova e Treviso registrano cifre quasi simboliche.
Lo Spi Cgil Veneto sottolinea l’urgenza di sfruttare questo strumento, soprattutto in un momento in cui sanità pubblica e servizi sociali sono sotto pressione. «Il welfare regionale rischia la privatizzazione – avvertono i sindacati dei pensionati – e i proventi del sommerso sono fondamentali per finanziare assistenza e servizi per i cittadini più fragili. I Comuni hanno un’opportunità concreta per riportare risorse nelle casse pubbliche, ma non la colgono».
Negli anni passati, anche con pochi Comuni coinvolti, il decreto-legge 203/2005 ha dimostrato di essere efficace: nel 2018, 38 Comuni recuperarono oltre 1,1 milioni di euro. I sindacati invitano ora i primi cittadini a riflettere sull’importanza di un impegno più incisivo contro l’evasione fiscale.