UN QUADRO DI SOPRAFFAZIONE CHE DURA DAL 2022 Da quando si è trasferito a convivere con la compagna nel 2022, un uomo di 29 anni — ora imputato davanti al tribunale collegiale di Trento — avrebbe instaurato un clima di violenza e controllo costanti. Le accuse raccontano di aggressioni verbali e fisiche, perfino quando la donna era incinta. Minacce pesanti, sputi e condotte intimidatorie avrebbero accompagnato la quotidianità della vittima, trasformando la casa in un luogo di paura.
MINACCE ESTREME E IMPOSIZIONI SUL RUOLO DI MADRE Secondo l'impianto accusatorio, l'uomo avrebbe più volte affermato frasi minacciose, tra cui la promessa inquietante: “Se non obbedisci ammazzo noi tre in un incidente”. Con la nascita del bambino la situazione, sempre secondo l'accusa, non è migliorata: il 29enne avrebbe rivendicato una forma esclusiva di patria potestà, imponendo alla compagna l’obbligo di rimanere a casa per occuparsi del figlio e vietandole qualsiasi decisione riguardante l’educazione e la crescita del bambino.
L'IMPATTO SUI DIRITTI E SULLA LIBERTÀ PERSONALE Il quadro descritto dalla pubblica accusa non è soltanto violenza fisica, ma anche privazione di autonomia e diritti fondamentali: la costante sorveglianza, le imposizioni di comportamento e il divieto di partecipare alle scelte genitoriali configurano una forma di controllo coercitivo che colpisce la libertà personale della donna e il suo ruolo di genitore.
PROCESSO IN CORSO A TRENTO L'uomo dovrà difendersi delle accuse nel corso del processo in corso davanti al collegio del tribunale di Trento. Al momento le notizie riportano le contestazioni principali — minacce gravi, aggressioni in stato di gravidanza, soprusi e limitazioni nella gestione della vita familiare — ma non compaiono nel testo informazioni su eventuali misure cautelari, sulle difese presentate dall'imputato o su provvedimenti del giudice in merito alla tutela della madre e del minore.
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