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Cronaca
09.03.2026 - 17:00
Foto di repertorio
Dopo oltre dodici anni di processi e ribaltamenti giudiziari, il caso del fallimento della North East Service (Nes) arriva a una svolta che cambia radicalmente il quadro delle responsabilità. La Corte d’Appello di Venezia, presieduta dal giudice Vittorio Pilla, ha stabilito che Luigi Compiano, ex titolare dell’istituto di vigilanza, non è colpevole di bancarotta fraudolenta.
Secondo i giudici, i 36 milioni di euro prelevati nel tempo dal caveau della società a Silea non facevano parte del patrimonio aziendale. Si trattava invece di denaro raccolto quotidianamente presso banche, supermercati e compagnie assicurative durante i servizi di trasporto valori e quindi appartenente ai clienti, non alla società.
Una ricostruzione che ha convinto il collegio giudicante e che ricalca la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Pietro Barolo. Se il denaro non era formalmente entrato nei conti della Nes, hanno osservato i giudici, il reato ipotizzabile non poteva essere la bancarotta per distrazione ma al massimo l’appropriazione indebita. Un reato però ormai prescritto.
Per Compiano la condanna viene quindi ridimensionata: la pena scende a 5 anni e 8 mesi di reclusione, rispetto ai 6 anni e 6 mesi stabiliti in precedenza, limitatamente ai reati fiscali e documentali rimasti in piedi.
Le conseguenze più rilevanti riguardano però il piano economico. La Corte ha infatti annullato la provvisionale da 36 milioni di euro che in precedenza era stata riconosciuta alla curatela fallimentare della Nes. Di fatto, la società non può più rivendicare quelle somme.
La decisione riapre inoltre il capitolo sulla destinazione dei beni sequestrati e venduti all’asta negli anni dell’inchiesta. Tra questi figuravano pezzi molto noti della collezione dell’imprenditore, come la Ferrari appartenuta a Diego Armando Maradona e l’Aston Martin utilizzata nei film di James Bond. Secondo la difesa, i proventi delle vendite spetterebbero alla società Autocom, proprietaria dei veicoli sequestrati e di cui Compiano era socio.
Se il sequestro era stato disposto sulla base dell’ipotesi di bancarotta ora caduta, anche altre confische – compresa quella della villa di via Ugo Bassi – potrebbero tornare al centro di nuove valutazioni giudiziarie.
L’indagine sul caso Nes era partita nell’ottobre del 2013, quando la Guardia di Finanza scoprì un ammanco milionario nel caveau di Silea. Il sistema, ricostruito grazie alle dichiarazioni del responsabile di cassa Massimo Schiavon, prevedeva che Compiano richiedesse contanti che venivano prelevati dalla cassaforte e sostituiti con assegni firmati dallo stesso imprenditore. Un meccanismo che, secondo l’accusa, sarebbe andato avanti per quasi vent’anni.
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