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Cronaca
11.03.2026 - 18:01
Foto di repertorio
Dopo oltre un anno di indagini, la Procura di Verona ha avanzato la richiesta di archiviazione per il compagno di Maria Cristina Pugliese, la 27enne trovata morta l’1 dicembre 2024 nel bagno della casa di Caldiero, con un tubo della doccia avvolto intorno al collo. L’uomo, 40 anni, unico indagato per omicidio volontario, è difeso dall’avvocato Filippo Vicentini, e secondo il sostituto procuratore Elisabetta Labate non ci sarebbero elementi sufficienti per procedere contro di lui.
Il corpo della giovane era stato rinvenuto da un cliente di un bar, dopo che il compagno aveva tentato di cercarla presso vari locali, mostrando evidenti segni di agitazione. I vicini avevano segnalato frequenti litigi tra i due, che si frequentavano da circa sei mesi. La notte precedente il ritrovamento, la coppia era stata vista discutere animatamente fuori da un club.
L’autopsia aveva confermato la morte per asfissia già il 30 novembre 2024, circa 23 ore prima del ritrovamento, senza evidenze di colluttazione o difesa. Gli esami tossicologici hanno rilevato alterazioni nei valori biologici, ma non tali da spiegare la causa principale del decesso. Nonostante ciò, non è stato possibile stabilire se la morte fosse accidentale o causata da terzi.
I familiari di Cristina, assistiti dagli avvocati Davide Osti, Sabrina Felicioni e Riccardo Todesco, hanno espresso sorpresa per la decisione della Procura e stanno valutando di opporsi all’archiviazione. Nei prossimi giorni richiederanno l’accesso agli atti per leggere le motivazioni e, entro trenta giorni, potranno presentare formale opposizione.
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