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Casa, a Trento serviranno tremila nuovi alloggi entro il 2042

Studio Nomisma: affitti troppo alti per 6.600 famiglie. Crescono le case vuote e gli affitti brevi mentre la città fatica a rispondere alla domanda abitativa

Casa, a Trento serviranno tremila nuovi alloggi entro il 2042

Foto di repertorio

Trento cresce, ma fatica a garantire una casa a chi vorrebbe viverci. È questa la fotografia che emerge dallo studio realizzato da Nomisma per il Comune nell’ambito della Variante strategica al Piano regolatore generale, discusso in Commissione urbanistica.

Secondo l’analisi, nei prossimi quindici anni la città avrà bisogno di quasi tremila nuovi alloggi. Il fabbisogno deriva dalla crescita prevista delle famiglie residenti e dalla limitata disponibilità di abitazioni effettivamente accessibili sul mercato.

Il punto di partenza dell’indagine riguarda il patrimonio abitativo esistente. In città si contano circa 66 mila abitazioni complessive, di cui oltre 14 mila risultano senza residenti secondo i dati fiscali comunali. Incrociando queste informazioni con i consumi reali delle utenze elettriche, i ricercatori stimano tuttavia che gli alloggi realmente inutilizzati siano tra i 3.000 e i 5.000. A questi si aggiungono circa 1.950 seconde case utilizzate per vacanza.

Non tutte queste abitazioni sono però recuperabili. Alcune sono in cattivo stato, altre appartengono a proprietari che non intendono metterle sul mercato, mentre altre ancora restano bloccate da questioni ereditarie.

A complicare ulteriormente la situazione contribuisce la crescita degli affitti brevi. Gli appartamenti destinati ai turisti sono passati da 441 nel 2024 a 517 nel 2025, soprattutto nel centro cittadino. Una quota di alloggi che si sottrae al mercato ordinario in una città già sotto pressione abitativa.

Lo studio si concentra in particolare su quella che viene definita la “fascia grigia”. Si tratta di circa 6.600 nuclei familiari — pari all’11,9% delle famiglie residenti — che si trovano in una posizione intermedia: guadagnano troppo per accedere all’edilizia pubblica, ma non abbastanza per sostenere i prezzi del mercato.

Gli affitti del libero mercato si attestano in media intorno ai 780 euro mensili, mentre quelli a canone concordato si aggirano sui 500 euro. Per queste famiglie, però, il canone sostenibile sarebbe compreso tra i 290 e i 390 euro al mese, circa la metà delle richieste attuali. In questa condizione si trovano lavoratori dipendenti, giovani coppie che faticano a risparmiare per un mutuo, anziani soli con pensioni medie e famiglie monoreddito con figli.

Gli strumenti pubblici esistenti risultano ancora limitati. L’Agenzia per la locazione sociale Trentino Abitare gestisce circa 60 alloggi e ha concluso complessivamente 41 mediazioni, di cui solo 17 in città. Gli alloggi a canone moderato, quelli che dovrebbero rispondere alle esigenze della fascia intermedia con affitti intorno ai 450 euro mensili, sono appena 376 sull’intero territorio comunale.

Per quanto riguarda il fabbisogno futuro, lo studio stima una domanda strutturale di circa 6.000 abitazioni legata alla crescita delle famiglie residenti. Da questo numero vanno però sottratte le risorse già disponibili, in particolare il recupero stimato di circa 1.500 alloggi oggi sfitti. Il risultato finale è quindi un fabbisogno di 2.960 nuove abitazioni da programmare entro il 2042, di cui circa 1.800 nel primo decennio.

Secondo Nomisma la risposta non può limitarsi alla costruzione di nuove case. Il rapporto suggerisce anche nuovi modelli abitativi: co-living per giovani lavoratori, residenze universitarie, condomini multigenerazionali e formule di senior living per gli anziani che vivono soli. Si tratta di soluzioni che il mercato tradizionale fatica a offrire e che richiedono un intervento pubblico attivo, con fondi dedicati e accordi tra pubblico e privato, oltre a strumenti capaci di incentivare i proprietari a rimettere sul mercato gli alloggi vuoti.

Lo studio affronta anche il tema dello sviluppo turistico, in particolare in relazione alla futura funivia Trento–Monte Bondone. L’infrastruttura potrebbe determinare un aumento stimato del 25% degli arrivi e del 30% delle presenze turistiche, con il rischio di saturazione nei mesi invernali, soprattutto tra gennaio e febbraio.

Il fabbisogno ricettivo aggiuntivo viene stimato tra 270 e 400 posti letto entro il 2035. Tuttavia il problema principale non sembra essere la quantità complessiva di strutture, ma la distribuzione dell’offerta. Il Monte Bondone concentra oltre un terzo dei posti letto alberghieri del Comune — più di 1.200 — ma genera soltanto il 21% delle presenze turistiche.

A rendere il quadro ancora più paradossale è il fatto che quasi tutta la capacità edificatoria alberghiera ancora prevista dal Piano regolatore si trovi proprio sul Bondone: oltre 15 mila metri quadrati su un totale comunale di poco superiore ai 15.700.

Più in generale, secondo lo studio Trento non soffre di una carenza strutturale di posti letto turistici. Con una crescita dei flussi dell’1% annuo, i 36 alberghi esistenti — per un totale di 3.686 posti letto — sarebbero sufficienti almeno fino al 2035. Solo in uno scenario di crescita molto sostenuta, pari al 4,6% annuo, il sistema potrebbe andare in difficoltà per circa cinque mesi all’anno.

Per questo motivo la soluzione indicata non passa necessariamente attraverso nuove costruzioni. La priorità dovrebbe essere la riqualificazione delle strutture dismesse o sottoutilizzate sul Bondone, puntando su formule più flessibili come ostelli moderni, residenze turistiche e strutture ibride, piuttosto che su nuovi alberghi tradizionali.

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