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Truffa dei lingotti d’oro, cambia la sentenza: niente confisca dei beni

Decisione della giudice Mongiardo a Milano: 23 milioni restano vincolati per risarcire Erario e parti civili. Coinvolti anche circa 200 risparmiatori trentini

Truffa dei lingotti d’oro, cambia la sentenza: niente confisca dei beni

Foto di repertorio

Colpo di scena giudiziario nel processo sulla truffa dei lingotti d’oro legata alla società Global Group Consulting. Con un’ordinanza di correzione materiale, la giudice del tribunale di Milano Raffaella Mongiardo ha modificato la precedente sentenza del primo filone del procedimento, cancellando la disposizione di confisca che avrebbe destinato le somme esclusivamente all’Erario.

La decisione cambia in modo significativo lo scenario per le vittime della frode. Il provvedimento chiarisce infatti che il vincolo conservativo su oltre 22,5 milioni di euro resta valido sui beni e sulle somme sequestrate, in attesa della definizione dei crediti dello Stato e delle parti civili nelle sedi competenti. In questo modo si apre la possibilità per i risparmiatori truffati di far valere le proprie pretese risarcitorie in sede civile e ottenere il riconoscimento dei danni subiti.

L’inchiesta riguarda il sistema di vendita dei lingotti d’oro promosso dalla Global Group Consulting, che secondo gli investigatori avrebbe raccolto quasi 90 milioni di euro ai danni di migliaia di investitori in tutta Italia. Tra questi figurano anche circa 200 risparmiatori trentini.

Nel primo processo cinque imputati hanno patteggiato pene comprese tra due anni e sei mesi e tre anni e dieci mesi. Si tratta di Giunio Maia Marane, Nicola Meneghelli, Valerio Tirelli, Moreno Alestra e Giovanna Piera Deledda.

La società aveva anche una sede a Pergine ed era stata sponsor del basket Valsugana. Secondo le stime della Guardia di Finanza, soltanto in Trentino sarebbero stati raccolti circa quattro milioni di euro.

L’indagine delle Fiamme gialle di Trento e Milano era partita nel gennaio 2020 con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sette persone. Le investigazioni hanno ricostruito un modello di vendita ritenuto fraudolento, basato su una rete di promotori attivi in tutta Italia e su un articolato sistema societario utilizzato per promuovere gli investimenti.

La presunta truffa avrebbe coinvolto quasi 2.400 risparmiatori per un danno complessivo stimato in circa 90 milioni di euro.

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