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Cronaca
13.03.2026 - 17:52
Alberto Trevisan
Si è spento a 78 anni, il 13 marzo, Alberto Trevisan, figura storica dell'attivismo per la pace e la non violenza. Con il suo rifiuto di prestare servizio militare negli anni '70, Trevisan divenne uno dei pionieri dell’obiezione di coscienza in Italia, un gesto che segnò profondamente la storia del Paese.
Trevisan, originario di Padova e residente a Rubano, è stato tra i primi ad opporsi al servizio di leva, subendo le conseguenze di una scelta che allora era considerata illegale. Nel 1970, il suo fermo rifiuto di partecipare all'esercito, motivato da ragioni etiche, lo portò a una condanna di 20 mesi di reclusione in carcere. Questi eventi furono determinanti nel sensibilizzare l'opinione pubblica, contribuendo alla stesura della legge sull’obiezione di coscienza del 1972, una legge che riconosceva il diritto di opporsi alla guerra per motivi di coscienza.
Influenzato dal pensiero di Gandhi e Martin Luther King, e dal connubio tra il cattolicesimo e l’anarchismo, Trevisan ha subito tre processi per la sua posizione, che contrastava con l'articolo 52 della Costituzione Italiana, che stabiliva l'obbligo di leva. Durante il suo periodo di detenzione, visse nelle carceri di Roma, Peschiera del Garda e Gaeta, ma la sua resistenza non si fermò. Il suo impegno civile, infatti, contribuì alla nascita di un movimento che coinvolse migliaia di giovani obiettori in tutta Italia, dando voce a una nuova generazione di pacifisti.
Alberto Trevisan non solo è stato un simbolo della lotta pacifista, ma è stato anche insignito della cittadinanza onoraria di Padova, un riconoscimento che celebra la sua eredità di pace e giustizia sociale. La sua scomparsa segna la fine di un capitolo della storia italiana della pace, ma il suo esempio continuerà a ispirare generazioni future.
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