Come cambia la vita di una famiglia quando la malattia obbliga a trasferirsi per le cure? A Trento la risposta pratica e discreta arriva dall’associazione 27 Giugno: in dieci anni è passata da un singolo appartamento donato da un privato a una rete di sette case messe gratuitamente a disposizione di chi deve affrontare terapie lontano da casa.
Il progetto non nasce dal nulla: Comune di Trento, Itea e persino una mutua assicurativa, Itas Mutua, hanno concesso immobili o spazi, che l’associazione ha ristrutturato e arredato. L’associazione 27 Giugno gestisce l’intero ciclo operativo: dall’allestimento degli appartamenti al pagamento delle bollette, sollevando le famiglie da incombenze pratiche e costi di soggiorno.
Nel 90% dei casi gli ospiti sono famiglie con bambini ricoverati al polo di protonterapia, per periodi generalmente di un paio di mesi. La protonterapia, terapia di alta specializzazione per alcune neoplasie, richiede cicli e spostamenti che rendono la vicinanza alla struttura fondamentale. Le richieste arrivano all’azienda sanitaria che, valutata la necessità, segnala i casi all’associazione, spiega la referente Roberta Ebranati.
A parlare non sono solo i numeri ma le storie: secondo il presidente Daniele Sontacchi, in questi anni sono state molte le famiglie ospitate, grazie alla generosità di chi mette a disposizione gli appartamenti. È un esempio di come azioni concrete e locali possano alleviare il carico emotivo ed economico legato alle cure lontano da casa.
Sistemazioni gratuite, arredate e pronte all’uso riducono lo stress logistico per i pazienti e i loro cari, permettono continuità nelle terapie e favoriscono un clima familiare durante periodi difficili. L’impegno della 27 Giugno mostra anche come il partenariato tra istituzioni, enti pubblici e realtà del privato sociale possa replicare soluzioni sostenibili nel tempo.
Modelli come quello della 27 Giugno dimostrano che la solidarietà strutturata funziona: chi possiede un immobile, istituzioni locali, aziende e cittadini possono contribuire. Anche piccoli gesti — mettere a disposizione una casa, sostenere le spese di ristrutturazione o offrire volontariato per l’accoglienza — hanno un impatto reale sulla qualità delle cure e sulla vita delle famiglie.
La storia di queste sette case è la testimonianza che il territorio può diventare rete di cura: non solo strutture mediche d’eccellenza, ma anche accoglienza che accorcia le distanze. È un modello che merita attenzione, investimento e diffusione, perché dietro ogni porta aperta c’è il sollievo di una famiglia che affronta la malattia con un po’ meno peso sulle spalle.
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter