UN ALITO DI VIOLENZA ALL’ALBA All’alba di una mattina fredda a Mestre, il pronto soccorso dell’ospedale dell’Angelo è diventato teatro di un’aggressione che riporta al centro del dibattito pubblico la sicurezza degli operatori sanitari. Intorno alle 5.30 un uomo di circa 45 anni, noto al personale del reparto perché spesso presente di notte in cerca di riparo, è stato sorpreso mentre si iniettava una sostanza nei servizi igienici della sala d’attesa. L’intervento di una guardia giurata — accompagnata da un’infermiera — si è trasformato in colluttazione quando l’uomo, in evidente stato di alterazione, ha reagito alle richieste di allontanamento.
I FATTI: CRONACA MINUTO PER MINUTO Secondo la ricostruzione, l’uomo, già identificato come frequentatore notturno del pronto soccorso e noto per problemi di dipendenza e assenza di fissa dimora, è stato visto entrare nel bagno e immediatamente usare un ago. Invitato ad andare via, prima sono seguite parole accese, poi spintoni; la situazione è degenerata fino a quando l’uomo ha aggredito fisicamente la guardia giurata. Fortunatamente il vigilante non ha riportato ferite gravi e non sono stati registrati danni alla struttura. Uscito dal bagno, l’aggressore ha aumentato l’aggressività: ha minacciato i presenti, sputato e lanciato oggetti nella sala d’attesa. L’intervento di due operatori sociosanitari e di due infermieri ha cercato di contenere la situazione in attesa dell’arrivo della polizia di Stato, che ha bloccato e identificato l’uomo. Gli agenti lo riconoscevano: poche ore prima lo avevano già allontanato dai locali ospedalieri.
VOLTI NOTI E UN PROBLEMA SOCIALE PIÙ AMPIO Il protagonista di questa vicenda non è un volto nuovo per i medici e gli infermieri del pronto soccorso. La sua presenza ricorrente, insieme ad altre persone senza dimora con problemi di dipendenza, mette in luce come alcuni reparti urgenti finiscano per svolgere anche una funzione di riparo notturno quando il territorio non fornisce alternative adeguate. Questo nodo sociale intreccia salute mentale, marginalità, dipendenze e organizzazione dei servizi di assistenza.
LA REAZIONE DELL’AZIENDA SANITARIA Massimo Zuin, direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, intervenuto sul tema durante la consegna di un gioco da tavolo ai bambini della scuola Renier Michiel di Dorsoduro, ha espresso preoccupazione per l’aumento delle aggressioni al personale sanitario e di sicurezza. Zuin ha sottolineato che non si tratta di un fenomeno isolato: «Registriamo continuamente questa problematica», ha detto, evidenziando come l’esasperazione dovuta a malattia o a condizioni di vita difficili possa trasformarsi in atti di violenza quando gli arrivi in ospedale non ricevono subito risposta. Le dichiarazioni sono riportate da Il Gazzettino.
SICUREZZA, TUTELA DEL PERSONALE E LIMITI DELLE SOLUZIONI SEMPLICI Zuin ha ricordato la collaborazione con le forze dell’ordine e l’impegno dell’azienda sanitaria a tutelare lavoratori e utenti. Ha però anche richiamato l’attenzione sui limiti: le persone con problemi psichiatrici o sociali possono essere difficili da gestire e talvolta sfuggire a controlli standard. Sull’ipotesi dell’uso delle bodycam da parte del personale, il direttore ha espresso un giudizio prudente: possono rappresentare una risposta, ma sollevano questioni complesse legate alla privacy e richiedono il coinvolgimento dei sindacati. Non possono, secondo Zuin, essere considerate la soluzione risolutiva del problema.
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