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08.04.2026 - 13:40
Un'opera del progetto
In occasione del 111° anniversario del genocidio armeno, la città di Treviso ospita una rassegna culturale che intreccia arte visiva e musica per testimoniare una delle tragedie più gravi del Novecento: il genocidio del popolo armeno del 1915. Dall'11 aprile al 9 maggio 2026, Ci Saranno Albe sulla Terra offre un percorso che esplora come l'arte possa restituire voce e memoria a ciò che la storia ha cercato di cancellare. Il progetto è ideato da Gayane Sahakyan e promosso da nusica.org, in collaborazione con la Fondazione Mazzotti e con il patrocinio dell'Ambasciata della Repubblica d'Armenia in Italia e della Città di Treviso.
Un viaggio attraverso memoria e arte
La rassegna si sviluppa in due momenti distinti ma uniti dalla stessa domanda: come l'arte può raccontare una storia che la storia stessa ha tentato di nascondere? La prima parte del progetto è rappresentata dalla mostra Riconosciuti, dedicata a Jirair (Gerardo) Orakian, un pittore armeno che visse tra il 1901 e il 1962, segnato dal trauma del genocidio e dalla condizione della diaspora. La mostra, curata da Satenik Chookaszian, sarà allestita dall'11 aprile al 3 maggio presso Casa Robegan a Treviso e presenterà una selezione di opere provenienti dalla collezione privata della famiglia Orakian, che per decenni ha custodito questi capolavori in un ambito familiare.
Orakian, che visse a Roma dal 1920, ha affrontato il dolore della perdita e della diaspora attraverso una pittura espressionista che non ha mai cercato il successo commerciale, ma ha scelto di rendere la sua arte un atto di resistenza. Le sue opere, tra cui Genocide e Orphans, sono una testimonianza visiva della sofferenza e della memoria collettiva di un popolo martoriato.
Un concerto per l'anima: Armonia
Il secondo momento della rassegna si svolgerà il 9 maggio alle ore 20.45 presso la Chiesa di San Francesco di Treviso, con il concerto Armonia. Questa performance musicale propone un incontro tra tradizioni diverse, mettendo in dialogo il duduk, il kanon e l'organo. Questi strumenti, provenienti da culture musicali differenti — armena, mediorientale e cristiana occidentale — saranno i protagonisti di un concerto che intreccia canti liturgici armeni, composizioni di Komitas e altre opere che appartengono alla tradizione armena. Il concerto, che vedrà sul palco i musicisti Norayr Gapoyan, Tatev Hakobyan e Levon Eskenian, si articolerà in un viaggio spirituale e sonoro che toccherà le corde più profonde della memoria storica e del dolore.
Il programma musicale sarà accompagnato da letture tratte dal Libro delle Lamentazioni di Grigor Narekatsi, uno dei maggiori poeti armeni, e da opere di San Nerses Shnorhali. Le proiezioni artistiche di Francesco De Florio, regia visiva di Davide Esposito-Albini, arricchiranno ulteriormente l'esperienza, creando un legame visivo tra le opere d'arte e la spiritualità del concerto.
La voce della poetessa Erika De Bortoli
A completare il programma, la poetessa Erika De Bortoli porterà un ciclo di testi sull'Armenia che riflettono i temi dell'alba, dell'armonia e dell'identità, esplorando la storia e la spiritualità del popolo armeno. La poetessa, che ha recentemente vinto il Premio della Critica al Concorso Artistico Letterario Internazionale Le pietre di Anuaria, reciterà i suoi versi all'inaugurazione della mostra e durante il concerto, offrendo una riflessione letteraria che si unisce alla dimensione visiva e musicale della rassegna.
Un progetto di memoria e speranza
Ci Saranno Albe sulla Terra non è solo un tributo al passato, ma un invito a non dimenticare. Il titolo della rassegna, tratto dalla silloge D'Anima e di Pietra di De Bortoli, esprime una direzione di speranza, una ricerca continua anche dopo il dolore. Non si tratta di fermarsi alla commemorazione, ma di trovare una strada attraverso l'arte che dia voce a chi è stato muto per troppo tempo.
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