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Sanità veneta, via libera ai conti di Azienda Zero. Il Pd attacca: “Solo un tappabuchi”

Approvati in commissione bilancio e indirizzi 2026, ma le opposizioni denunciano: “Risparmi usati per coprire i deficit delle Ulss”

Sanità veneta, via libera ai conti di Azienda Zero. Il Pd attacca: “Solo un tappabuchi”

Foto di repertorio

Via libera a maggioranza, in Quinta commissione regionale, ai conti e agli indirizzi di Azienda Zero, ma lo scontro politico resta acceso. Se da un lato la maggioranza approva la relazione sulla gestione 2025 e il bilancio preventivo 2026, dall’altro il Partito Democratico boccia senza mezzi termini il modello, definendolo “un semplice tappabuchi”.

La commissione, presieduta da Manuela Lanzarin, alla presenza dell’assessore alla Sanità Gino Gerosa, ha preso atto della relazione illustrata dal direttore generale Paolo Fattori, che evidenzia i risparmi ottenuti grazie alla centralizzazione delle funzioni. Disco verde anche al bilancio economico preventivo per il 2026 e agli indirizzi operativi per il prossimo anno.

Di segno opposto il giudizio delle consigliere regionali del Pd, Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo. “A dieci anni dalla riforma – sottolineano – Azienda Zero avrebbe dovuto rappresentare il motore dell’efficienza e generare risorse da reinvestire nei servizi sanitari. In realtà si è trasformata in un paracadute contabile per coprire i buchi delle singole Ulss”.

Nel mirino delle opposizioni anche i numeri: per il 2026 si stima un utile di 557 milioni di euro, che però, secondo il Pd, resterebbe solo sulla carta. “Già lo scorso anno – evidenziano – l’intero avanzo è stato utilizzato per ripianare le perdite delle aziende sanitarie locali, senza tradursi in benefici concreti come nuovi posti letto, riduzione delle liste d’attesa o potenziamento della medicina territoriale”.

Le critiche affondano le radici nella riforma del 2016, che prometteva maggiore efficienza e risorse per i cittadini. “Oggi – concludono le esponenti dem – ci troviamo di fronte a un sistema che accumula risparmi tecnici destinati a svanire nei deficit locali. È necessario un cambio di rotta, perché a pagare il prezzo di questo meccanismo sono i servizi essenziali per i veneti”.

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