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04.02.2016 - 09:10
Per gli inquirenti non ci sono dubbi: Renato Rossi aveva già premeditato di uccidere Ezio Sancovich, l'ex manager dell'azienda Moncler con il quale aveva un debito di 16mila euro. Secondo il magistrato, gli elementi di colpevolezza sarebbero inconfutabili, considerato che Rossi si è presentato all'appuntamento con la vittima in possesso dell'arma. I due uomini si sono incontrati nella notte di lunedì 1 febbraio per discutere del debito che pendeva su Sancovich. Dopo un primo incontro a Trebaseleghe, nei pressi dell'ufficio di Sancovich, i due si sono allontanati a bordo dell'auto. Durante il tragitto, racconta Rossi durante l'interrogatorio, i due hanno avuto una forte lite, alla fine della quale è stato fatto scendere dall'auto. A quel punto, Rossi esplode tre colpi di pistola, uccide Sancovich e si allontana. Sul posto gli inquirenti hanno incrociato i dati rinvenuti: un bossolo calibro 9 appartenente a una pistola P38 Walter non censita, i tabulati telefonici di Sancovich e le registrazioni delle telecamere di sorveglianza hanno stretto il cerchio su Rossi, poi scoperto essere amico di vecchia data della vittima, socio in affari e appassionato d'armi. La mattina del 2 febbraio Rossi è stato portato in caserma per essere interrogato. Dopo ore di interrogatorio, nel primo pomeriggio Rossi ha confessato e ha riferito di aver nascosto l'arma del delitto sotto un cassonetto dei rifiuti in un condominio adiacente alla sua abitazione di Martellago. Il giudice ha contestato per Rossi la premeditazione del delitto, spetterà al giudice valutarla al momento della convalida dell'arresto. Edizione
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