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Lapide commemorativa

Lapide commemorativa in ricordo dei dodici "Giusti" di Camposampiero

Una lapide che narra storie ricostruite da Dino Scantamburlo fra salvataggi, solidarietà e coraggio civile

Lapide commemorativa in ricordo dei "Giusti" di Camposampiero

Dopo una ricerca storica, ambiziosa e precisa nei dettagli, condotta da professor Dino Scantamburlo di Camposampiero, avvalendosi su testimonianze orali e scritte dei discendenti, sono stati descritti i fatti storici di dodici eroici cittadini, che durante il periodo nazifascista hanno deciso di salvare vite umane di etnia ebraica. 

"A loro l'amministrazione comunale di Camposampiero - spiega il sindaco di Camposampiero Katia Maccarrone -  ha voluto dare voce, attraverso una lapide commemorativa, ai dodici "Giusti" che hanno scelto salvare vite umane quando farlo significava mettere in pericolo la propria vita e famiglia".

Di seguito i nomi dei giusti riportati nella lapide oltre una breve storia su ciò che hanno materialmente fatto:

1) Giuseppe Artuso, ospitò per più di un anno nella sua casa a Centoni, i coniugi Samuel Bernath, medico ebreo di Venezia, ricercato, la moglie Gesualda Roxas, i figli Giselda di 10 anni e Alessandro di 9 anni.

2) Giuseppe Cargnin, di Rustega, ospitò nella barchessa  della sua casa in via Borgo Rustega nel 1944 - 45 l’ebreo cecoslovacco Nicola Biheller, mandato da lui dal parroco di Rustega don Francesco Leonardi.

3) Giudo Colle, primario chirurgo nell’Ospedale di Camposampiero dal 1927 al 1950, nascose e protesse come finti malati in Ospedale alcuni ebrei ricercati: tra questi, il rabbino capo di Padova Eugenio Coen Sacerdoti e la moglie Amalia Dina, Anselmo Formiggini e altri.

4) Massimiliano Guiotto ospitò nell’estate - autunno 1944 nella sua casa di Borgo Padova una coppia di ebrei padovani ricercati.

5) Santina Mariscalchi ved. Miatello, residente nell’ultima casa del paese a Centoni, ospitò nella sua casa una coppia di ebrei anziani, parenti della famiglia ebrea ospitata dai vicini Scarpazza.

6) Don Fernando Pavanello, cappellano a Camposampiero, operò su indicazioni del parroco mons. Rostirola per trovare alloggi segreti a famiglie ebree. Inoltre procurò in municipio tessere annonarie e documenti di identità falsificati ad ebrei e a ricercati affinchè potessero fuggire in Svizzera e salvarsi

7) Mons. Luigi Rorstirola cercò famiglie disponibili a dare ospitalità a famiglie di ebrei. Protesse tutti costoro con la sua autorevolezza. Ospitò in canonica per alcuni giorni più di un ebreo ricercato.

8) Ernesto Rubinatoprofugo a Camposampiero da Lama dei Peligni (Chieti) che lavorò da novembre 1943 a maggio 1945 nell’Ufficio Anagrafe del Comune. E’ documentato che procurò, anche su richiesta di don Pavanello, tessere annonarie e documenti falsificati per soccorrere ebrei e ricercati e favorirne lo spostamento all’estero, in particolare in Svizzera.

9) Graziano Scarpazzadi Centoni, al confine con il paese contiguo Fratte, ospitò per circa un anno una famiglia di ebrei, composta dal capofamiglia, dalla moglie Gertrud, dai figli Hans ed Elena.

10) Don Sereno Venturingià cappellano militare in Africa e rientrato dopo l’8 settembre 1943, collaborò in aiuto a don Pavanello e convinse sua madre ad ospitare in casa per alcuni mesi la signora Blimia Mayer Adler, ebrea fuggita, prima da Vienna e poi da Padova e le prestò assistenza fino alla morte avvenuta nell’ospedale di Camposampiero a dicembre 1944

11) Suor Artemisia Zuffellato, superiora delle Suore Dorotee nell’Ospedale di Camposampiero fino al 1947, operò in accordo e in collaborazione attiva con il primario prof. Colle per accogliere, nascondere e proteggere nel sotterraneo dell’Ospedale, dietro a nomi inventati di ebrei ricercati.

12) P. Sisto Ceccato, nato a Camposampiero e quivi sepolto, frate conventuale, nascose per qualche mese nel suo convento a Vicenza una coppia di ebrei di Brescia, ricercati.

 "Oggi, mentre in Europa si combattono nuovamente guerre, mentre l’antisemitismo torna a manifestarsi anche nelle nostre società democratiche, le storie dei "Giusti" ci indicano un'unica strada chiara: quella del coraggio civile, della solidarietà concreta, della difesa della dignità umana, sempre e ovunque". Conclude il sindaco Maccarrone

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