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Manildo (PD) attacca l’autonomia: “Un gioco di prestigio, 300 milioni per la sanità sono solo fondi privati dei veneti”

“Nessun nuovo stanziamento dallo Stato, solo soldi già versati dai cittadini”

Giovanni Manildo, ex sindaco di Treviso e candidato Governatore del Centro Sinistra

Giovanni Manildo

Siamo passati dall'autonomia dei sogni all'autonomia dei prestigiatori, così Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, ha commentato le recenti intese firmate a Palazzo Chigi sulla questione dell’autonomia differenziata. In particolare, Manildo ha messo in discussione il tanto celebrato “miracolo” dei 300 milioni di euro per la sanità, denunciando che si tratta di un’operazione di “creatività contabile” che non porterà nuovi fondi statali in Veneto, ma semplicemente una gestione dei fondi già privati.

L’autonomia che non porta risorse

Manildo non ha usato mezzi termini nel criticare il governo regionale. “Vedere la Giunta esultare per una firma che non porta un solo euro di risorse statali è la prova che Stefani è ormai a corto di argomenti. Si è ridotto a vendere fumo", ha dichiarato, riferendosi al coordinatore regionale della Lega, Alberto Stefani. Il capogruppo del PD ha sottolineato come l’annuncio dei 300 milioni, presentato come un successo per la sanità veneta, sia in realtà un imbroglio: “Non si tratta di nuovi stanziamenti per assunzioni o per abbattere le liste d'attesa, ma semplicemente della gestione dei fondi integrativi privati già versati dai cittadini alle assicurazioni”.

Manildo ha paragonato l’operazione a qualcuno che "prende il portafoglio dei cittadini e poi pretende un applauso per aver deciso di amministrare i loro risparmi". L’esponente del PD ha quindi messo in guardia sul pericolo di una privatizzazione della sanità, definendo il nuovo modello di autonomia come un tentativo di trasformare il diritto alla salute in una "mutua aziendale".

Un’autonomia senza contenuti reali

Il capogruppo del PD ha anche criticato la natura delle intese siglate, definendole "un’autonomia ‘prêt-à-porter’". “Dopo vent’anni di retorica sulla specificità veneta e sul residuo fiscale, oggi ci consegnano una riforma standardizzata che non risolve i problemi reali”, ha spiegato. Secondo Manildo, i testi firmati sono "fotocopie" di altre regioni, puramente burocratici, pensati per risolvere solo le questioni più facili, ma incapaci di affrontare temi fondamentali come scuola, trasporti e infrastrutture, dove si attendono risorse statali.

Il pericolo di frammentare la protezione civile

Manildo ha poi sollevato preoccupazioni riguardo alla gestione delle emergenze, criticando la proposta di frammentare la Protezione Civile. "Le alluvioni e le calamità non leggono i cartelli stradali", ha dichiarato, sottolineando come la divisione del coordinamento nazionale non faccia altro che creare più burocrazia. “Quando serve velocità e unità d’azione, questa proposta non è efficienza, ma un tentativo di raccogliere consensi elettorali a scapito della sicurezza dei cittadini”, ha concluso.

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