La proposta della Giunta regionale di modificare il sistema di prenotazioni sanitarie, annunciando che sarà il CUP a chiamare i pazienti, ha sollevato forti critiche da parte del Partito Democratico. Secondo Giovanni Manildo, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, e Chiara Luisetto, vicepresidente della Commissione Sanità, l’iniziativa rappresenta un annuncio più elettorale che una soluzione concreta, destinata a scontrarsi con le difficoltà reali del sistema sanitario veneto.
“L’idea che il CUP prenda in carico direttamente i cittadini è un bel slogan, ma nella pratica si scontra con una realtà ben diversa. Le liste d’attesa sono ancora interminabili e il personale sanitario è sotto pressione. Senza risorse adeguate e senza la disponibilità di prestazioni sanitarie, quello che viene definito ‘un cambiamento’ è in realtà un paradosso”, dichiarano Manildo e Luisetto, criticando l'approccio della Giunta.
Luisetto, poi, fa notare che oggi i cittadini che cercano di prenotare una visita o un esame si sentono rispondere che “non c’è posto” e che verranno ricontattati quando ci sarà disponibilità. “Come può il CUP chiamare un paziente se non ci sono slot disponibili? – incalza Luisetto – Inoltre, seppure si parli di un periodo di sei mesi per implementare il sistema, la realtà è che mancano i fondi necessari per garantire una gestione decente delle cooperative che si occupano dei centri di prenotazione. Prima di lanciarsi in rivoluzioni digitali, la Regione dovrebbe affrontare i problemi di base: investire in personale, aprire le agende e ridurre le lunghe attese. Altrimenti, questa promessa rischia di restare solo un’illusione".
Manildo, dal canto suo, evidenzia che l’annuncio dell’assessore Gerosa appare come un tentativo di spostare l’attenzione dalle carenze strutturali della sanità veneta. “Non è una questione di chi tiene la cornetta, ma di cosa c’è dall’altra parte” – afferma Manildo. Oggi la programmazione è assente, e i territori sono svuotati di medici e risorse. Senza un investimento serio nelle persone e nelle strutture, questa ‘chiamata del CUP’ rischia di diventare solo l’ennesima promessa che cade nel vuoto al primo tentativo di contatto".
Infine, i due esponenti del Pd ribadiscono la volontà di portare avanti la battaglia in Consiglio regionale, invitando l’assessore Gerosa a scendere “sulla terraferma” e confrontarsi con la realtà dei veneti, che da mesi sono costretti ad affrontare lunghe attese al telefono. “I pazienti non chiedono di essere chiamati per sentirsi dire che non c’è posto, ma vogliono poter usufruire del diritto di curarsi in tempi certi nel sistema pubblico”, concludono Manildo e Luisetto.