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Casa San Francesco: l'accoglienza che non fa rumore

Casa San Francesco: un rifugio quotidiano che, tra pasti, ascolto e relazioni, trasforma l’invisibilità in responsabilità collettiva

Casa San Francesco: l'accoglienza che non fa rumore

Ci sono luoghi che non fanno rumore. Non inaugurano opere monumentali, non tagliano nastri davanti alle telecamere, non producono slogan. Eppure, tengono in piedi pezzi interi di comunità. Casa San Francesco è uno di questi.

Dal 2009, nel quartiere Margnan, accanto al convento dei Frati Francescani, ogni sera si apre una porta per chi una porta non ce l'ha più. Diciassette posti letto. Una cena. Un orario preciso. Un'accoglienza sobria, senza retorica.

Per chi dorme in strada, è la differenza tra invisibilità e riconoscimento. Ma sarebbe un errore ridurre Casa San Francesco a un semplice dormitorio. Qui non si distribuiscono solo pasti e coperte (un centinaio di ospiti ogni anno): si prova a ricostruire legami. A fermarsi. Ad ascoltare. A capire. È un lavoro lento, quotidiano, fatto di relazioni e di tempo.

La gestione è stata affidata dal comune di Bassano alla Cooperativa "Avvenire" assieme alla Ceis di Schio. La mensa - con i pasti ricavati da alcune gastronomie e dal cibo inutilizzato della ristorazione scolastica, grazie all'iniziativa "Last Minute Market" - è gestita dall'Associazione "Casa a Colori".

Colpisce la normalità di questo impegno: l'apertura tutti i giorni dell'anno, i volontari della Caritas che si alternano, i momenti di confronto per non farsi schiacciare dalla complessità delle fragilità incontrate. Nessuna improvvisazione, nessuna beneficenza dell'ultimo minuto. Qui l'accoglienza è una pratica strutturata, non un gesto occasionale.

E colpisce anche un altro dato: Casa San Francesco apre le porte alla cittadinanza. Fino a tredici visite al mese per chi vuole capire. È una scelta politica, prima ancora che educativa.

Perché la povertà, se resta nascosta, fa meno scandalo. Ma quando la guardi negli occhi, diventa una responsabilità collettiva. In un tempo in cui il disagio viene spesso ridotto a problema di ordine pubblico o a statistica da report, realtà come questa ricordano che la marginalità non è un'eccezione, è una crepa strutturale del nostro modello sociale. Un dato visibile anche qui, dove negli ultimi anni la percentuale di ospiti è diventata metà italiana e metà straniera. Sono persone che a differenza degli anni passati restano pochi giorni, sono di passaggio. E si scoprono problematiche che riguardano la disoccupazione da un lato e dall'altra la difficoltà, ormai cronica, nel reperire una casa, nonostante un permesso di soggiorno ottenuto.

Casa San Francesco non salva il mondo. Non promette miracoli, certo. Fa qualcosa di più difficile: resta.

Sara Busato

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