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Delta del Po, tra eccellenza agricola e nuove fragilità: la mappa della povertà alimentare

Nel Delta del Po, dove si produce ricchezza agricola ma cresce la fragilità alimentare: numeri, empori solidali e proposte per filiere corte e hub logistici.

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Nel territorio dove la terra incontra l'acqua e l'agricoltura resta la prima voce dell'economia locale, cresce una fragilità silenziosa: l'accesso al cibo. È nel Delta del Po, tra Porto Tolle, Porto Viro e i comuni del Basso Polesine, che lo studio della Università Iuav di Venezia con il Centro Servizio Volontariato di Padova e Rovigo fotografa uno dei nodi più delicati del sistema alimentare polesano. La provincia di Rovigo conta 8.100 famiglie in difficoltà economica, con un reddito medio imponibile fermo a 20.458 euro e un tasso di disoccupazione dell'8,1%, quasi il doppio rispetto alla media del Nord-Est. Nel Delta questi numeri si intrecciano con altri fattori strutturali: bassa densità abitativa, popolazione anziana, distanze ampie tra i centri abitati. Il paradosso è evidente.

Il Polesine è una delle aree più vocate del Veneto per cerealicoltura, ortofrutta, pesca e acquacoltura. Il settore primario incide per il 24,4% sull'economia provinciale, più del doppio della media nazionale. Nel Delta la filiera ittica e agricola rappresenta una risorsa identitaria e occupazionale. Eppure, produrre cibo non significa automaticamente garantirne l'accesso. Lo studio mette in relazione reddito medio e popolazione fragile (minori e over 64), individuando aree dove la vulnerabilità socio-economica incide sulla possibilità di acquistare alimenti sani e adeguati. Nel Basso Polesine, l'invecchiamento demografico pesa in modo particolare: gli over 64 rappresentano il 26% della popolazione provinciale. Nel Delta è attivo l'emporio "diretto" di Porto Tolle, parte della rete degli Empori della Solidarietà coordinata dal CSV. Qui i beneficiari possono accedere ai prodotti con una tessera a punti, scegliendo in autonomia i generi alimentari necessari. Una modalità che supera la logica del pacco standardizzato e restituisce dignità al gesto della spesa. Accanto a questo presidio, l'emporio indiretto di Rovigo – con magazzino a Borsea – rifornisce associazioni locali che poi distribuiscono alle famiglie attraverso consegna porta a porta o punti di ritiro. Ma la copertura non è uniforme. La ricerca evidenzia come in alcuni comuni ad alta fragilità la percentuale di assistiti sia inferiore alla media provinciale. Nel Delta il fattore distanza incide: chilometri da percorrere, costi di carburante, scarsità di volontari (in media uno o due per comune) diventano ostacoli concreti. C'è poi un altro elemento che pesa sul Basso Polesine: la platea "invisibile".

I dati analizzati riguardano le famiglie inserite nei circuiti ufficiali AGEA/AVEPA. Restano fuori situazioni intermittenti, nuclei che non rientrano nei requisiti ma faticano comunque a sostenere la spesa alimentare. In un territorio frammentato come il Delta, dove le reti di prossimità hanno storicamente supplito alle carenze strutturali, la fragilità rischia di non emergere fino a diventare emergenza. La forza del Delta è anche la sua possibile soluzione. Le aziende agricole, la pesca e l'acquacoltura possono giocare un ruolo chiave nella donazione di eccedenze e nella costruzione di filiere corte solidali. Oggi parte dei prodotti distribuiti dagli empori proviene dal Banco Alimentare, da AVEPA e da donazioni della grande distribuzione. Ma il coinvolgimento sistematico del comparto produttivo locale potrebbe rafforzare la disponibilità di alimenti freschi, spesso carenti. La ricerca propone la creazione di un nuovo hub logistico e un maggiore coordinamento tra pubblico, terzo settore e imprese. Una strategia che nel Delta assumerebbe un significato particolare: accorciare le distanze non solo fisiche, ma sociali. Perché qui, tra argini e canali, la questione non è la scarsità di risorse. È la capacità di metterle in rete. E di trasformare un territorio che produce ricchezza agricola in un sistema capace di garantire davvero il diritto al cibo.

Sara Busato

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