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22.02.2026 - 07:48
Delta del Po
Nei Comuni dove il reddito è più basso e la popolazione è più fragile, gli aiuti alimentari non sempre arrivano. È il dato che emerge dallo studio dell’Università Iuav di Venezia pubblicato su Re|Cibo , che analizza la distribuzione dell’Emporio della Solidarietà in Polesine incrociando la mappa della povertà alimentare con quella dei beneficiari effettivamente raggiunti.
L’emporio indiretto di Rovigo, gestito dal Centro Servizio Volontariato di Padova e Rovigo insieme a Bandiera Gialla, opera come centro logistico: raccoglie prodotti a lunga conservazione tramite Banco Alimentare e fondi FEAD/AGEA, prodotti freschi attraverso AVEPA e donazioni da aziende agricole e supermercati, per poi distribuirli alle associazioni locali che consegnano i pacchi alle famiglie in difficoltà.
La rete copre gran parte della provincia, ma non in modo uniforme. Nei cinque Comuni individuati come ad alta povertà alimentare – Bagnolo di Po, Castelguglielmo, Trecenta, Crespino e Villanova Marchesana – tre non registrano alcun assistito collegato alla rete dell’emporio. Solo Crespino (28 assistiti) e Villanova Marchesana (3) risultano raggiunti, con percentuali inferiori alla media provinciale.
Il paradosso è evidente: proprio dove la popolazione fragile – minori e over 64 – pesa di più e il reddito medio è più basso, la copertura è minima o assente. Le cause sono soprattutto logistiche e organizzative: distanza dal magazzino di Borsea, costi di trasporto, carenza di volontari, spesso uno o due per Comune.
Lo studio evidenzia così una distribuzione “a macchia di leopardo” e richiama la necessità di rafforzare la rete con nuovi spazi logistici, maggior coordinamento tra Comuni e Terzo settore e un coinvolgimento più strutturato degli attori della filiera alimentare. Perché nel Polesine agricolo la disponibilità di cibo non coincide automaticamente con il suo accesso. (s.b)
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