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Adria, capitale agricola e nuove fragilità

Nel cuore agricolo del Polesine la povertà alimentare cresce: Adria tra redditi bassi, invecchiamento e l'ipotesi di un food hub per ridurre gli sprechi

La Povertà in Italia: Un Fenomeno Strutturale ai Massimi Storici

Foto di repertorio

In un territorio che fa dell’agricoltura la propria identità economica, cresce il paradosso della povertà alimentare. La ricerca pubblicata sulla rivista Re|Cibo dall’Università Iuav di Venezia, in collaborazione con il Centro Servizio Volontariato di Padova e Rovigo, accende i riflettori anche su Adria, secondo polo urbano della provincia con Rovigo, snodo strategico del Basso Polesine.

Secondo i dati Istat richiamati nello studio, in provincia si stimano circa 8.100 famiglie in difficoltà economica, di cui 1.875 nel capoluogo . Adria, che insieme a Rovigo concentra circa il 30% della popolazione provinciale, si colloca in un contesto segnato da redditi medi inferiori alla media regionale e da un forte invecchiamento: gli over 64 rappresentano il 26% dei residenti, a fronte di appena il 10% di under 15 . Un dato che, incrociato con le variabili reddituali, restituisce una mappa di vulnerabilità diffusa.

Eppure il Polesine resta una delle aree più agricole del Veneto: il settore primario incide per il 24,4% sull’economia provinciale, ben oltre la media nazionale . Adria è tra i comuni con maggiore presenza di aziende cerealicole, insieme a Rovigo, Lendinara e Porto Tolle . Un sistema produttivo frammentato, fatto in larga parte di microimprese, che potrebbe però diventare leva strategica nella lotta allo spreco e nella redistribuzione delle eccedenze.

Il cuore logistico del sostegno alimentare resta l’Emporio della solidarietà di Rovigo, gestito dal CSV con l’associazione Bandiera Gialla. La ricerca evidenzia tuttavia una copertura disomogenea sul territorio provinciale: alcune aree ad alta fragilità non risultano adeguatamente raggiunte dal servizio, anche per ragioni logistiche e carenza di volontari . Per Adria la sfida è duplice: da un lato intercettare le nuove povertà, dall’altro valorizzare una filiera agroalimentare che conta centinaia di imprese tra produzione, commercio e ristorazione . Lo studio suggerisce la creazione di un “food hub” territoriale e il rafforzamento delle politiche locali del cibo, oggi non formalizzate in una vera strategia urbana. In una provincia dove il cibo è economia, cultura e identità, il diritto all’alimentazione torna così ad essere una questione strutturale. E Adria, crocevia del Delta, è chiamata a giocare un ruolo centrale.

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