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Povertà nell’Alta Padovana, la proposta di Pierobon: “I fondi per il sociale vadano ai Comuni”

Il Sindaco di Cittadella indica il problema e mostra la soluzione: anche nell’Alta si soffre, ma gli enti locali gestirebbero i fondi di previdenza sociale meglio del Governo

La Povertà in Italia: Un Fenomeno Strutturale ai Massimi Storici

Foto di repertorio

L’Alta Padovana è un territorio molto ricco, si sa, ma anche in un contesto così virtuoso le problematiche non mancano. E lo sa bene Luca Pierobon, primo cittadino di Cittadella, che punta il dito contro l’inflazione record che ha colpito l’economia globale dopo la pandemia del 2020.

L’aumento dei prezzi ha colpito tutti, ma a risentirne in modo particolare sono i ceti bassi e medi, che hanno visto allargarsi drasticamente la forbice sociale che li separa dalle famiglie più abbienti. E questo vale anche per Cittadella: “Purtroppo anche da noi, in un territorio considerato ricco perché pieno di imprese, sia piccole che medio-grandi, la situazione non è delle migliori. Chi prima riusciva ad arrivare a fine mese senza grossi problemi, oggi fa fatica”, ammette Pierobon.

Il Sindaco lamenta un numero crescente di persone che si rivolgono al Comune in cerca di sostegno, ma il vero problema è la varietà delle richieste: se una volta erano soprattutto gli anziani – che tutt’ora in alcuni casi ricevono pensioni al di sotto della soglia di povertà – adesso sono soprattutto le famiglie con figli piccoli a chiedere aiuto.

“Molte famiglie, secondo la tipica mentalità veneta orientata al rigore e al far quadrare i conti, hanno oramai rinunciato alle spese superflue – prosegue Pierobon – ma ciò che preoccupa davvero è che in molti casi questo non basta più, e a venire tagliate sono anche spese essenziali come quelle sanitarie”.

Ma cosa si può fare per risolvere questa situazione che sembra solo e continuamente peggiorare? “L’intervento principale dovrebbe arrivare dallo Stato, con politiche incisive sui salari, che oggi non sono adeguati al costo della vita. Basta pensare ai salari d’ingresso dei giovani: è comprensibile che molti esitino a costruire una famiglia o a vivere da soli”. Cittadella fa tutto quello che è in potere dell’amministrazione comunale: “Noi non abbiamo mai abbandonato nessuno. Con l’Assessore ai Servizi Sociali ci ripetiamo sempre che nessuno deve essere lasciato indietro”.

Gli interventi non sono a pioggia, ma mirati: si studia caso per caso, viene verificata la reale situazione della persona e poi si definisce l’aiuto più adeguato. Gli interventi possono essere economici, oppure percorsi di inserimento lavorativo in Comune grazie ai finanziamenti regionali, o ancora collocazioni lavorative presso aziende del territorio. Gli assistenti sociali svolgono un ruolo fondamentale nel definire le soluzioni più idonee, cercando di alleviare la situazione delle persone in difficoltà.

Un grosso vantaggio dell’Alta Padovana è la presenza di numerose case popolari, che il Comune assegna in base alla normativa regionale, offrendo un sostegno significativo soprattutto alle famiglie numerose che necessitano di un’abitazione con affitto calmierato.

Gli interventi sono dunque molteplici, ma la principale criticità è la scarsità delle risorse comunali. “Possiamo aiutare fino a un certo punto, mentre alcune famiglie avrebbero bisogno di supporti più consistenti che il Comune non è in grado di garantire. Per questo è necessario che gli enti superiori sostengano i Comuni: non possiamo continuare ad aumentare la pressione fiscale sui cittadini, servono maggiori finanziamenti”.

E da qui la proposta, un po’ provocatoria, di Pierobon: “Ritengo che strumenti come il reddito di cittadinanza o le successive misure governative fossero concettualmente sbagliati non nel fine, ma nell’assenza di controlli adeguati. Se quelle risorse fossero state affidate direttamente ai Comuni, sarebbero state utilizzate in modo più efficace e mirato, con controlli puntuali. I casi riportati dai media di persone che percepivano il reddito e lavoravano in nero difficilmente si sarebbero verificati nei nostri territori, dove la vigilanza comunale sarebbe stata molto più rigorosa.”

Nicola Canella

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