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22.02.2026 - 14:11
Foto di repertorio
Non è solo un bilancio. È uno specchio. E quello che restituisce l’ultimo anno del Banco Alimentare del Veneto è il riflesso di una regione laboriosa, ma attraversata da una fragilità silenziosa che non fa rumore e non occupa le prime pagine, se non nei numeri.
Nel 2024 sono state recuperate e ridistribuite 4.660 tonnellate di alimenti lungo la filiera agroalimentare. Eccedenze che diventano risorsa, in un tempo in cui il carovita erode stipendi e pensioni e la richiesta di aiuto non arretra. Il cibo raccolto ha raggiunto 82.773 persone attraverso una rete di 454 realtà partner: mense, associazioni, empori sociali, parrocchie, cooperative, centri di accoglienza. Il valore economico complessivo degli alimenti distribuiti è pari a 14.650.900 euro. Non solo un dato contabile, ma un pezzo di welfare territoriale che tiene insieme volontariato, imprese e terzo settore.
Nella sola provincia di Padova sono stati raccolti 154.570 chili di cibo in 200 supermercati, grazie all’impegno di 3.800 volontari. Una mobilitazione che racconta molto della capacità di risposta del territorio. Ma racconta anche altro: che la povertà non è più un’eccezione.
Il quadro regionale trova riscontro anche nei centri della cintura padovana. A Borgoricco, poco più di novemila abitanti nell’Alta Padovana, la vulnerabilità assume i tratti meno visibili del lavoro fragile e dei redditi insufficienti. Non soltanto situazioni croniche, ma famiglie monoreddito strette tra bollette e carrello della spesa, anziani con pensioni minime, giovani coppie alle prese con mutui e affitti in crescita. Le richieste intercettate da parrocchie e associazioni non parlano di emergenze eclatanti, ma di una fatica quotidiana che si insinua nelle pieghe della normalità.
È qui che il recupero delle eccedenze alimentari diventa presidio sociale. Non assistenzialismo, ma argine. Non carità episodica, ma organizzazione. «Vale la pena raccontare ciò che facciamo perché ciò che facciamo ha valore», sottolinea Adele Biondani, presidente del Banco Alimentare del Veneto. «In un tempo in cui il bene rischia di restare invisibile, crediamo sia necessario renderlo riconoscibile e misurabile. Il Bilancio non è solo trasparenza: è responsabilità verso le aziende che ci sostengono, le associazioni che collaborano con noi e i volontari che ogni giorno rendono possibile ciò che da soli non potremmo fare. È anche uno strumento educativo: rende visibile il valore del non sprecare e del cooperare».
Accanto all’impatto sociale, c’è quello ambientale. Le stime indicano che il recupero delle eccedenze ha consentito un risparmio netto di 3.984.936 tonnellate di CO₂ equivalenti. Tradotto: 4.660 tonnellate di cibo sottratte allo smaltimento significano meno emissioni, meno rifiuti, meno costi collettivi. Solidarietà ed economia circolare, insieme.
Il punto, forse, è proprio questo: i numeri sono solidi, ma non bastano a raccontare tutto. Dietro ogni tonnellata recuperata c’è una fragilità intercettata, un volontario che carica scatoloni, un’impresa che decide di non sprecare, una comunità che prova a non lasciare indietro nessuno. In una regione che continua a produrre ricchezza, la sfida è riconoscere anche le crepe. E decidere, ogni giorno, di non ignorarle.
Sara Busato
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