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La carità che diventa infrastruttura: oltre 21 mila cene e mezzo milione di euro che interroga la città

La Caritas Treviso come infrastruttura sociale: oltre 21.000 cene, 6.500 pernottamenti e più di mezzo milione di euro raccolti; la solidarietà regge, ma interroga la tenuta del welfare pubblico.

caritas este

Il centro di distribuzione di aiuti della Caritas di Este

C’è un dato che colpisce più di tutti leggendo il Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso: la quantità di servizi erogati non ha più il profilo dell’eccezione, ma quello della continuità. Nel 2024, primo anno di attività della Fondazione come ente del Terzo settore, la carità non si è limitata a tamponare emergenze, ma ha assunto i tratti di una vera infrastruttura sociale.

Lo dicono i numeri della Casa della Carità: oltre 21 mila cene distribuite in un anno, quasi 6.500 pernottamenti, migliaia di docce, lavaggi, occasioni di ascolto. Dati che, più che raccontare un successo organizzativo, pongono una domanda scomoda alla città: quante persone, oggi, dipendono stabilmente da questi servizi per vivere con un minimo di dignità?

Il Centro di ascolto ha seguito più di 500 persone, intercettando bisogni che parlano di povertà concreta e quotidiana: casa che manca, cure sanitarie non accessibili, documenti che diventano un ostacolo insormontabile. Non marginalità estrema e isolata, ma fragilità diffuse, che attraversano storie diverse e spesso invisibili.

Il Bilancio sociale racconta anche un altro passaggio significativo: la scelta di investire sulla partecipazione. Non solo assistenza, ma coinvolgimento diretto degli ospiti, dei volontari, dei giovani. Dai laboratori artistici ai percorsi culturali, fino alle esperienze condivise con chi vive la strada o il carcere, emerge un’idea precisa: la povertà non si affronta solo con i servizi, ma con relazioni che restituiscono ruolo e voce.

Sul fronte educativo, i numeri parlano di una presenza capillare nelle scuole e nei territori, con migliaia di studenti coinvolti e una rete di doposcuola che supplisce, ancora una volta, alle disuguaglianze di partenza. Anche qui, più che un progetto accessorio, si delinea una funzione sostitutiva: dove il contesto sociale fatica a garantire pari opportunità, interviene il volontariato organizzato.

Lo stesso vale per l’area giustizia e carcere. I fondi destinati ai detenuti, i pacchi indumenti, i percorsi di reinserimento e la giustizia riparativa indicano una direzione chiara: la pena, senza accompagnamento, resta un vicolo cieco. Ma resta anche una constatazione amara: senza una rete esterna solida, il ritorno alla vita libera rischia di essere solo formale.

Infine, il dato economico. Oltre mezzo milione di euro raccolti nel 2024, grazie a donazioni private, parrocchie, istituti di credito e fondi dell’8xmille. È il segnale di una fiducia diffusa nell’operato della Caritas, ma anche la conferma di una delega implicita: una parte crescente del welfare passa attraverso il terzo settore.

Il primo Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso non è soltanto un esercizio di trasparenza. È uno specchio. Mostra una comunità generosa, capace di mobilitarsi, ma anche un territorio in cui la fragilità non è più episodica. La carità funziona, regge, innova. Ma proprio per questo interroga le istituzioni e la società civile: fino a che punto è sostenibile che il bisogno strutturale trovi risposta quasi esclusivamente nella solidarietà organizzata?

Sara Busato

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