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Redditi in crescita sulla carta, ma a Treviso il ceto medio perde terreno

Dalle oltre 70mila dichiarazioni ai CAF CGIL Treviso: redditi lordi in aumento sulla carta, ma inflazione, tasse e caro vita erodono il potere d'acquisto del ceto medio trevigiano.

redditi

I numeri parlano di redditi in crescita, ma la realtà racconta altro.

È questo il cortocircuito che emerge dall’analisi delle oltre 70mila dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 ai CAF CGIL Treviso e rielaborate dalla CGIL Treviso.

Una fotografia ampia, forse la più estesa disponibile sul territorio, che restituisce un’immagine meno rassicurante di quanto suggerisca l’aumento dei redditi lordi.

Tra il 2023 e il 2024 i redditi medi sono cresciuti in tutte le fasce d’età, con un balzo evidente tra i 41 e i 60 anni.

Ma è un dato che rischia di essere fuorviante se letto fuori contesto.

«Parliamo di redditi lordi, non netti», ha ricordato Monica Giomo, sottolineando come l’incremento sia stato in larga parte assorbito dall’inflazione e dal caro vita.

Il risultato è che, a fronte di più soldi sulla carta, le famiglie trevigiane faticano comunque a mantenere gli stessi standard di vita.

Solo la spesa alimentare, secondo i dati del sindacato, pesa oggi circa 50 euro in più a settimana.

Sempre più persone tra i 40 e i 50 anni rinunciano alle cure mediche per preservare un equilibrio economico già fragile.

Le richieste di mutui per la costruzione della casa, nella stessa fascia d’età, si sono dimezzate in un solo anno.

Segnali che raccontano una classe centrale dell’economia locale sempre più prudente, costretta a ridimensionare progetti e aspettative.

Secondo Sara Pasqualin, segretaria generale della Camera del Lavoro, il cuore della questione resta la pressione fiscale.

«A pagare di più continua a essere il ceto medio», ha spiegato.

Se è vero che chi supera i 50mila euro versa più tasse in valore assoluto, è altrettanto vero che il peso di Irpef e fisco si concentra soprattutto su chi guadagna tra i 15 e i 35mila euro lordi annui, la fascia più numerosa e al tempo stesso più esposta.

In questo scenario, vivere con meno di 35mila euro all’anno significa spesso muoversi sul filo della povertà.

I giovani tra i 18 e i 34 anni, stretti tra salari bassi e costi elevati, scelgono sempre più spesso di lasciare il Paese o restare a lungo in famiglia. Non per scelta, ma per necessità.

Il report della Cgil, al di là delle percentuali, mette a nudo una contraddizione che Treviso condivide con molte altre realtà italiane: redditi nominalmente più alti, ma meno capaci di garantire sicurezza, salute e futuro.

È su questo scarto, più che sui numeri in sé, che si misura oggi la tenuta del ceto medio.

E la politica, ancora una volta, è chiamata a decidere se limitarsi a prenderne atto o intervenire davvero.

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