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22.02.2026 - 19:00
Foto di repertorio
Nel Camposampierese la povertà non ha più un solo volto. È fatta di persone che hanno perso il lavoro, di nuclei familiari scivolati in una fragilità improvvisa, di uomini e donne rimasti senza casa. A loro si rivolge il progetto “Housing First”, finanziato con 710 mila euro nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 5 – Componente 2 – Investimento 1.3 dedicato all’housing temporaneo. L’obiettivo è chiaro: partire dalla casa per ricostruire tutto il resto. Non un dormitorio, ma quattro alloggi temporanei pensati per offrire stabilità e dignità a persone senza dimora o in grave marginalità abitativa. Appartamenti di circa 40 metri quadrati, completamente arredati e dotati di cucina attrezzata, con soggiorno-pranzo, camera, bagno e ripostiglio. Tre unità possono accogliere fino a due adulti e un minore; una, al piano terra, è strutturata per ospitare due adulti e due minori. Il target minimo fissato dal progetto era di 10 beneficiari. Ad oggi le persone accolte sono già 11. Un dato che racconta non solo il bisogno presente sul territorio, ma anche la capacità di attivare risposte concrete. Il cuore dell’intervento, però, non è solo l’alloggio. Accanto alla soluzione abitativa si muove un’équipe multidisciplinare che accompagna ciascun beneficiario in un percorso personalizzato verso l’autonomia. I progetti individuali comprendono integrazione sociale, reinserimento lavorativo e ricerca di nuove soluzioni abitative stabili. Un lavoro di rete che punta a valorizzare le risorse personali e a costruire risultati duraturi, non interventi tampone. Il modello è quello della partecipazione attiva: chi entra negli alloggi non è semplice destinatario di assistenza, ma protagonista di un percorso di ricostruzione, mantenendo un rapporto costante con i servizi sociali di base. Fondamentale la collaborazione tra enti e territorio. L’UOS Attività Sociali Delegate dell’Ulss 6 Euganea si occupa della segnalazione dei potenziali beneficiari; il Centro Servizi A.M. Bonora ha messo a disposizione gli appartamenti; il Gruppo R cura la presa in carico e l’accompagnamento. In un’area dove la fragilità abitativa è spesso invisibile ma crescente, “Housing First” rappresenta un cambio di paradigma: prima la casa, poi il resto. Perché senza un luogo sicuro in cui abitare, ogni progetto di autonomia rischia di restare incompiuto.
Ma la povertà non è più soltanto mancanza di reddito. È solitudine, fragilità amministrativa, difficoltà linguistiche, lavoro precario. Per intercettare questi bisogni, l’Ambito Territoriale Sociale VEN_15 ha attivato la “Stazione di Posta”, un nuovo servizio finanziato con 1 milione e 90 mila euro nell’ambito del PNRR dedicato all’housing temporaneo e alle stazioni di posta. Il progetto si rivolge a uomini e donne maggiorenni in condizione di marginalità sociale, offrendo non solo un sostegno materiale, ma un accompagnamento strutturato verso l’autonomia. Il target minimo fissato era di 88 beneficiari; ad oggi le persone raggiunte sono già 98. Un dato che restituisce la misura di un bisogno diffuso e in crescita. La “Stazione di Posta” nasce come punto di accesso integrato ai servizi. Qui si trovano ascolto e orientamento, ma anche supporto concreto nella gestione delle pratiche – digitali e cartacee – spesso ostacolo insormontabile per chi vive ai margini. È previsto un servizio di consulenza economica familiare, laboratori formativi su bisogni emergenti, corsi di lingua italiana, orientamento al lavoro e avvio di tirocini formativi in collaborazione con i Centri per l’Impiego. Non manca il tutoraggio continuativo, con un monitoraggio delle azioni concordate, né un servizio di domiciliazione postale – il cosiddetto fermo posta – fondamentale per chi non ha una residenza e rischia di restare escluso da comunicazioni ufficiali, opportunità lavorative o percorsi di regolarizzazione. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Comune di Vigodarzere e il Gruppo R, all’interno di una rete territoriale che punta a mettere in connessione servizi sociali, istituzioni e Terzo settore. La logica non è quella dell’intervento episodico. Al centro c’è la costruzione di percorsi personalizzati, capaci di trasformare l’assistenza in accompagnamento e il bisogno in opportunità di ripartenza. In un territorio dove la marginalità assume forme nuove e spesso invisibili, la “Stazione di Posta” si propone come presidio stabile di inclusione, con l’obiettivo dichiarato di restituire autonomia e dignità a chi rischia di restare ai margini.
Sara Busato
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