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23.02.2026 - 04:50
A Camposampiero la povertà non è solo una questione di reddito. È un fenomeno più sottile, che si insinua tra i banchi di scuola e nelle case dove mancano strumenti, tempo, competenze per seguire i figli nel percorso formativo. Si chiama povertà educativa e riguarda quei bambini e ragazzi che rischiano di restare indietro non per mancanza di capacità, ma per fragilità familiari ed economiche.
In questo contesto si inserisce il progetto “Inclusione – Per una società che accolga e includa”, promosso da una rete territoriale che tiene insieme istituzioni civili e realtà ecclesiali: la Caritas interparrocchiale, le parrocchie di San Pietro e Paolo, San Marco, la comunità dei frati antoniani, la scuola dell’infanzia Umberto I, l’Istituto comprensivo Parini, il Comitato genitori di Rustega e il Comune.
“L’obiettivo è chiaro: intervenire presto, partendo dall’educazione, per evitare che le disuguaglianze si trasformino in esclusione sociale. “ commenta l’assessore al sociale Roberta Scantamburlo “ Dietro i numeri c’è un dato di realtà: esistono famiglie che faticano a garantire continuità scolastica e opportunità educative ai figli. Il rischio non è solo l’insuccesso scolastico, ma l’isolamento, la perdita di fiducia, l’abbandono precoce. Intervenire oggi significa prevenire marginalità domani.”
Il primo passo è stato garantire l’accesso alla scuola dell’infanzia almeno per l’ultimo anno, considerato decisivo per l’ingresso alla primaria. Poi il sostegno allo studio, fino alla scuola media, per quei minori che non possono contare su un aiuto familiare stabile nei compiti.
I numeri del primo anno raccontano un impegno concreto. Sono stati raccolti circa 12 mila euro grazie al contributo dell’amministrazione comunale, delle parrocchie, dei frati antoniani, della scuola materna, delle associazioni locali, della Pro Loco. Risorse che hanno permesso di sostenere 34 ragazzi sono nel 2025 attraverso dopo scuola per i ragazzi della terza, quarta e quinta elementare. Una parte distinata anche alla partecipazione ai centri estivi e mensa scolastica
18 bambini nella frequenza della scuola dell’infanzia, contribuendo al pagamento delle rette; 18 alunni di prima e seconda primaria seguiti nei compiti; 30 ragazzi dalla terza primaria alla seconda media accompagnati nello studio.
Il doposcuola si svolge due volte alla settimana negli spazi parrocchiali di San Pietro, grazie a volontari, studenti universitari e operatori della cooperativa Nuova Vita. Un modello che mette insieme professionalità e impegno civico, in una logica di comunità educante. Coinvolte anche le società sportive locali, chiamate ad accogliere ragazzi che desiderano praticare sport, perché l’inclusione passa anche dai campi di gioco.
Il primo anno del progetto non chiude il cerchio, ma traccia una direzione. La risposta alla povertà educativa, qui, non è affidata a un singolo ente, ma a una rete che prova a farsi carico dei più piccoli prima che le fragilità diventino strutturali.
Sara Busato
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