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Edizione delle 11:08 del 16/02/2026

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Proteste contro legge sulla violenza
Proteste in tutta Italia contro la modifica dell'articolo 609 bis del codice penale sulla violenza sessuale Nella giornata di ieri, piazze e luoghi pubblici di tutta Italia si sono riempiti di manifestanti che hanno espresso il loro dissenso nei confronti della proposta di modifica dell’articolo 609 bis del codice penale, presentata in Senato dalla senatrice Giulia Buongiorno. La mobilitazione ha coinvolto vari territori, tra cui il Veneto, dove associazioni femminili, centri antiviolenza e rappresentanze locali si sono riunite per chiedere un passo indietro rispetto a questo draft di legge che rischia di compromettere i diritti delle donne e di indebolire le tutele contro la violenza di genere. Il contesto della protesta: la difesa del concetto di consenso Le manifestazioni sono nate in risposta al ddl proposto dalla senatrice Buongiorno, che ha scatenato un forte dissenso tra le organizzazioni femminili e le reti di assistenza. Alla base della contestazione c’è la volontà di mantenere e rafforzare il principio del consenso come elemento centrale all’interno delle pratiche legali contro la violenza sessuale. Le associazioni hanno ribadito che il dibattito riguarda la possibilità di ripristinare una definizione di stupro che non si basa più sul consenso esplicito, ma sulla presunzione di assenso “silenzioso”. Questa modifica rischia di ingabbiare le vittime in un sistema che confonde il “tacere” con il “voler”, rendendo più difficile dimostrare la volontà di instaurare rapporti sessuali consensuali. Le principali polemiche: impostazione del disegno di legge e ricadute sociali Secondo le organizzazioni che hanno aderito alle proteste, la nuova formulazione proposta dalla Buongiorno comporta rischi concreti per le vittime, poiché permette di presumere un consenso basato sul silenzio o sulla mancata opposizione. Questo approccio si traduce in una colpevolizzazione della donna, che potrebbe essere incentivata a non denunciare, temendo di essere considerata complice di un rapporto consensuale anche nel caso di violenza. Il timore è che si ripristini un’interpretazione del reato che si allontana dai principi enunciati nella Convenzione di Istanbul, che sottolinea invece l’importanza del consenso “espresso in modo chiaro e inequivocabile”. La richiesta di ritiro e di rispetto della normativa europea Gli attivisti e le associazioni chiedono con forza che il disegno di legge venga ritirato, affinché si possa tornare a una definizione di violenza sessuale basata sull’esplicito consenso. La manifestazione di ieri, con presenza dei centri antiviolenza del Veneto, sindacati, e realtà territoriali, si è concentrata nel chiedere una revisione delle norme, affinché si possa tornare a dare centralità alla volontà manifestata in modo chiaro e pubblico. La protesta si inserisce in un quadro più ampio di difesa dei diritti delle donne e delle libertà individuali, considerando anche come la definizione di consenso sia uno dei pilastri della normativa internazionale e europea. La data simbolica e il richiamo alle battaglie storiche La manifestazione di ieri si è svolta il 15 febbraio, scelta come anniversario dell’approvazione della legge del 1996 contro la violenza sessuale, frutto di un largo impegno delle femministe e delle forze politiche dell’epoca. Ricordare questa data significa ribadire il valore delle conquiste raggiunte e richiamare l’attenzione sulla necessità di preservare e rafforzare quei principi di autodeterminazione e libertà sessuale, contro qualsiasi tentativo di retrocedere o di indebolire le normative progressiste. Il discorso sulla libertà e l’autodeterminazione femminile Le manifestazioni di protesta sono principalmente orientate a difendere il diritto delle donne di decidere liberamente sui propri corpi e sulle proprie scelte. Le associazioni hanno sottolineato che il rispetto del consenso espresso, come previsto dalla Convenzione di Istanbul, costituisce un principio imprescindibile per contrastare la cultura patriarcale e maschilista ancora presente nella società. La modifica proposta, invece, rischia di avvicinare il quadro normativo a una logica di colpevolizzazione e di silenzio, erodendo i diritti conquistati e rendendo più difficile la tutela delle vittime di violenza. Conclusioni e prossimi sviluppi Le proteste di ieri rappresentano un momento di mobilitazione e di chiarimento sui principi fondamentali di autodeterminazione e rispetto. La richiesta delle associazioni e delle reti femminili è chiara: ritirare il disegno di legge e tornare a norme che pongano il consenso come elemento centrale e che siano in linea con gli strumenti internazionali. Restano in vigore le preoccupazioni circa eventuali passi indietro rispetto alle conquiste fatte nel corso degli anni, in un quadro che richiede attenzione e rispetto per i diritti delle donne e per la lotta contro ogni forma di violenza di genere.
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