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Politica
18.02.2026 - 13:15
Davide Lovat
Autonomia veneta e diritti fondamentali
Autonomia e questioni etiche: il punto di vista di Davide Lovat, consigliere regionale di Resistere Veneto
Il dibattito sull’autonomia del Veneto, uno dei temi caldi e più discussi negli ultimi anni nel contesto politico regionale e nazionale, si arricchisce di analisi approfondite e di riflessioni di natura sociale e etica da parte di Davide Lovat, consigliere regionale di Resistere Veneto, noto anche come storico esperto di identità veneta. Nell'intervista a Buongiorno Veneto su Radio Veneto24, Lovat ha affrontato le principali sfide e le contraddizioni che caratterizzano la richiesta di autonomia, portando alla luce anche delicati aspetti di carattere etico e politico legati alle riforme in discussione.
L’autonomia veneta: promesse, realtà e aspettative
Lovat ha esordito sottolineando come le promesse di autonomia avanzate nel corso degli ultimi decenni si siano spesso rivelate insufficienti o deludenti. In particolare, ha evidenziato come le iniziative portate avanti a livello governativo, come la legge Calderoli e le riforme sulla devoluzione di risorse, abbiano prodotto risultati modesti rispetto alle aspettative del territorio veneto. “Da oltre 30 anni – ha detto – il nostro territorio chiede una vera autonomia, che coinvolga sia le competenze che le risorse economiche. Avere competenze senza risorse è come una macchina senza motore”. Secondo Lovat, le riforme in atto, inclusa quella promossa dal governo, non rispondono alle reali esigenze di un contesto che richiede dinamismo e adattamento alla complessa realtà globale.
La differenza tra autonomia e “Topolino”
Un punto chiave emerso riguarda la differenza tra la semplice attribuzione di competenze e l’effettiva autonomia di risorse. Lovat ha commentato con una metafora: “La montagna ha partorito un Topolino”. Con questa espressione, ha voluto evidenziare come le iniziative di carattere istituzionale spesso si riducano a simboli o promesse non mantenute, lasciando il territorio senza gli strumenti necessari per sostenersi effektivemente. La richiesta di autonomia, pertanto, si concentra sulla volontà di ottenere risorse proprie e non solo sulle competenze amministrative, come invece sembra emergere nelle recenti proposte.
Riforme e modelli di riferimento
Lovat si è soffermato anche sulle priorità di riforma e sui modelli di riferimento considerati più appropriati. Ha ricordato che l’Italia ha avviato negli anni anche un percorso di “autonomia speciale” per alcune regioni come Trento e Bolzano, province autonome con un sistema già simile a quello dei Land tedeschi o dei cantoni svizzeri. Per lui, il modello di queste province rappresenta un esempio da valutare attentamente, sia per riformare il sistema italiano, sia in chiave di innovazione dell’intero processo di unificazione europea. “Un vero modello di autonomia che possa rispettare le specificità territoriali e consentire una maggiore libertà di gestione delle risorse, anche in vista di un’Europa più integrata”, ha precisato.
Le sfide della globalizzazione e la mancata risposta politica
Lovat ha evidenziato come l’attuale discussione sull’autonomia sembri spesso distante dall’effettivo funzionamento delle dinamiche di globalizzazione e dai bisogni reali del territorio. “Quello che si sta chiedendo non è più sufficiente. La nostra comunità esprime richieste di innovazione e di adeguamento alle sfide mondiali, ma ciò che otteniamo sono sempre e solo ‘no’”. Per il consigliere, la vera sfida è superare questa contraddizione e trovare strumenti efficaci per dare risposte concrete, rafforzando l’autonomia reale, che comprenda risorse e capacità di gestione autonoma.
Questioni etiche e fine vita: il ruolo dello Stato e il controllo delle norme
Un altro tema centrale affrontato riguarda la questione del fine vita e delle norme che regolano il trattamento dei pazienti in fase terminale. Lovat ha commentato le dichiarazioni di Luca Zaia, ex presidente della Regione Veneto, il quale ha affermato che “la politica non può più tergiversare” e ha chiesto al governo di approvare rapidamente nuove leggi in materia, evitando impugnazioni delle normative regionali. Secondo Lovat, questa richiesta si inserisce in un contesto più ampio di controversie etiche e di poteri tra Stato centrale e Regioni.
Il rischio di “Biopotere” e la difesa della dignità umana
Lovat ha espresso una posizione netta sulla delicata questione etica del fine vita, mettendo in guardia dal fenomeno del “Biopotere”, termine utilizzato in scienza politica per indicare il tentativo di controllo sempre più invasivo sulla vita umana da parte del capitale e dello Stato. “Si sta andando verso una deriva in cui il controllo sulla vita e sulla morte diventa sempre più sottile e pericoloso”, ha affermato. Il consigliere ha ricordato che il rispetto della dignità umana dovrebbe essere centrale, e ha evidenziato come l’accanimento terapeutico rappresenti una questione di fondamentale importanza, condannata anche dal catechismo della Chiesa cattolica.
Il rischio di assimilazione a pratiche eccessivamente utilitaristiche
Lovat ha sottolineato come, in alcuni Paesi del Nord Europa, si siano già avviate pratiche di suicidio assistito anche per anziani o persone in condizioni di grave sofferenza, con il pretesto di offrire “libertà” e “scelta”, ma in realtà alimentando una logica utilitaristica che svaluta la vita umana se non produttiva o funzionale. Questo approccio, secondo il consigliere, rischia di portare a un abbassamento generale della considerazione della dignità umana e di aprire scenari inquietanti, similari a quelli dei regimi totalitari del Novecento.
Conclusioni: tra libertà, dignità e controllo
In conclusione, Davide Lovat ha ribadito che la vera libertà non consiste nel poter decidere di porre fine alla propria vita, ma nel garantire a ogni individuo la possibilità di vivere con dignità fino all’ultimo momento, senza pressioni o stigmatizzazioni. Il suo messaggio si concentra sulla necessità di difendere i valori di umanità e di civiltà, contro forme di controllo che si annidano nel sistema economico e politico, e di riflettere profondamente sulla direzione che sta prendendo la società. La tutela della dignità umana, ha concluso, deve essere il faro di ogni politica, anche in un momento di complessa riforma istituzionale e sociale.
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