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Edizione delle 18:50 del 20/02/2026

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Facebook vieta social ai minori di 16 anni
La proposta di legge sul divieto di social media per i minori di 16 anni in Veneto: un dibattito acceso tra legge, educazione e libertà individuale **Un’idea nata dall’esperienza e dalla preoccupazione per i rischi dei social network** Negli ultimi tempi, si è intensificato il dibattito riguardante l’età minima per l’utilizzo dei social media e delle piattaforme online. La Regione Veneto ha avanzato una proposta di legge che mira a vietare l’uso di social network ai minori di 16 anni, introducendo misure volte a limitare l’accesso e a controllare la presenza dei più giovani sui social. Questa iniziativa è stata promossa dall’associazione Emergenza Smartphone, un’organizzazione solidale e di tutela dei ragazzi, nata dall’esperienza di alcuni politici e professionisti del settore, tra cui l’avvocato Emanuele, uno dei portavoce di questa proposta. **Le motivazioni: dipendenza, isolamento e cyberbullismo** L’obiettivo dichiarato della proposta è quello di tutelare i minori dai rischi associati all’uso smodato dei social media. Secondo i promotori, in particolare l’associazione Emergenza Smartphone, i social possono creare forme di dipendenza che, fino ad una certa età, risultano particolarmente dannose. La dipendenza digitale, infatti, può essere a sua volta collegata ad aspetti come l’isolamento, il cyberbullismo, aspetti aggravanti per la salute mentale e il benessere dei giovani. Le evidenze emergono anche dall’esperienza internazionale: Francia e Australia hanno già attuato leggi restrittive in materia, sostenendo che l’età minima di 16 anni può rappresentare un limite superiore rispetto alla protezione dei ragazzi. La normativa italiana, inserita nella proposta di legge numero 1136, si propone di seguire questa linea, prevedendo che gli account sui social network non possano essere aperti ufficialmente a minori di questa età e che siano adottate misure tecniche per impedire la creazione di account per i più giovani. **Misure tecniche e limiti pratici** Puntando a rendere operative le restrizioni, la proposta suggerisce l’adozione di sistemi di verifica dell’età, come lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), per certificare l’identità e l’età degli utenti al momento dell’iscrizione. Tuttavia, si riconosce che, in modo pratico, le insidie del bypass sono numerose e facilmente aggirabili: i minori possono, senza troppi problemi, ingannare i sistemi di verifica e accedere comunque ai social. L’esempio di alcune app di verifica e dei metodi più informali di “frode” digitale dimostra come l’efficacia delle leggi, più che sulla sola normativa, dipenda da sistemi di controllo accurati e da un’educazione stabile e condivisa. **Il ruolo dei genitori e le strategie educative** Il dibattito si sposta quindi sull’importanza dell’ambiente familiare e sull’intervento dei genitori. Diversi esperti e genitori condividono l’idea che il primo e più efficace deterrente è l’educazione, cioè la capacità dei genitori di fissare limiti e di trasmettere valori ai figli. “Spegnere i cellulari”, come suggeriscono alcuni, non è solo una questione di normativa, ma di stabilità e di responsabilità educativa che parte dalla famiglia. La legge, inoltre, può rappresentare un aiuto, ma non un sostituto dell’educazione quotidiana. La conversazione tra un genitore e un esperto – inserita nel dibattito – sottolinea che i giovani, se stimolati da passioni come la musica, lo sport o l’arte, possono trovare realtà alternative alla dipendenza digitale. **I limiti delle leggi e l’esperienza di altri paesi** Non manca naturalmente un accenno al limite delle leggi. L’intervistato ricorda che in molti casi le normative sono facilmente aggirabili e che, spesso, il cambiamento reale si verifica con una presa di coscienza personale e collettiva. Il confronto con le esperienze di altri paesi, come la Francia, evidenzia che l’approccio restrittivo può trovare limiti pratici, soprattutto in assenza di una cultura solida e di un’educazione civica e digitale efficace. **Il focus su autonomia e responsabilità dei giovani** Nell’ultima parte del ragionamento, si sottolinea che il vero insegnamento per le nuove generazioni dovrebbe essere quello di vivere con maggiore equilibrio tra tecnologia e vita reale. S’intende – in modo deciso – incoraggiare i ragazzi a coltivare passioni, a uscire con gli amici e a dedicarsi ad attività concrete anziché rimanere intrappolati nei social media. L’educazione, più che le leggi, è la chiave di volta: i giovani devono imparare a trovare piacere in esperienze tangible, come la musica, lo sport o altri hobby. **Conclusioni: una sfida sociale e culturale** In definitiva, la proposta di legge in Veneto rappresenta una delle tante iniziative di un dibattito più ampio su come tutelare le nuove generazioni nel mondo digitale. Le misure tecniche e normative sono utili, ma devono essere affiancate da un impegno educativo e culturale diffuso. La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra libertà individuale, sicurezza e capacità di orientarsi nel mondo complesso dei social network, mantenendo sempre alta l’attenzione al benessere psicofisico dei giovani.
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