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Rovigo, il volto fragile del Nord Est

I dati ISTAT, rielaborati dalla Cooperativa Porto Alegre, restituiscono un quadro di fragilità strutturale per la provincia di Rovigo

 Comune di Rovigo

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Sono circa 18 mila le persone in povertà assoluta in Polesine, di cui 4 mila nel capoluogo. Un dato che si intreccia con redditi più bassi della media regionale, un mercato del lavoro segnato dal 40% di assunzioni non qualificate e una forte presenza di lavoro agricolo stagionale a rischio sfruttamento. Accanto alla povertà lavorativa, crescono anche le situazioni di marginalità estrema intercettate dai servizi sociali.

Secondo i dati ISTAT sulla povertà assoluta, nel Nord Est l’incidenza riguarda l’8,1% delle persone e il 7,6% delle famiglie. Applicando questi valori alla popolazione residente, si stimano circa 18 mila persone in condizioni di povertà assoluta nella provincia di Rovigo, di cui circa 4 mila nel solo Comune di Rovigo. Si tratta di stime, ma considerate verosimili dalla Cooperativa Porto Alegre, che ha rielaborato i dati alla luce della conoscenza diretta del territorio.

Il quadro che emerge conferma una fragilità economica strutturale del Polesine, che risulta la provincia veneta meno performante per redditi, occupazione, capacità produttiva ed equilibrio demografico. L’analisi della ricchezza evidenzia infatti valori inferiori rispetto al resto del Veneto, con un valore aggiunto pro-capite più basso del 20% rispetto alla media regionale e del 25% rispetto alla provincia veneta più ricca. Anche i redditi dichiarati dai contribuenti polesani risultano inferiori alla media regionale, collocando Rovigo all’ultimo posto tra i capoluoghi veneti.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda il mercato del lavoro. Nel 2024, il 40% delle assunzioni nella provincia di Rovigo ha interessato lavoro non qualificato, a fronte di una media regionale del 26%. A incidere sono soprattutto i settori dell’agricoltura e della logistica, particolarmente rilevanti nel territorio, ma spesso associati a condizioni di lavoro povero.

Particolarmente delicata è la situazione del lavoro agricolo stagionale, che coinvolge in larga parte persone straniere, con bassa scolarizzazione e una rete di supporto fragile, spesso limitata ai soli connazionali. In questo contesto, sottolinea la Cooperativa Porto Alegre, il rischio di sfruttamento lavorativo e di forme più o meno esplicite di caporalato rimane elevato.

Accanto alla povertà lavorativa, persistono situazioni di grave marginalità sociale. I servizi comunali dedicati alle persone senza dimora o in condizioni di forte disagio intercettano una media di almeno 200 persone all’anno. I dati locali indicano circa 70 persone seguite nei percorsi di dormitorio e housing first, 200 utenti del centro di ascolto e 80 persone raggiunte dall’Unità mobile, numeri che restituiscono la dimensione di un bisogno non episodico ma strutturale.

 Un quadro che pone il tema della povertà come questione centrale per il futuro del territorio, chiamando in causa politiche sociali, lavoro e sviluppo locale in una provincia che continua a pagare il prezzo più alto in Veneto in termini di fragilità economica e sociale.

Guendalina Ferro

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