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Salute
13.02.2026 - 08:14
Prof Giuseppe Tarantini
Un intervento innovativo che potrebbe cambiare il futuro della cardiologia interventistica. All’ Azienda Ospedale-Università di Padova è stata riparata con successo una valvola aortica bicuspide gravemente calcificata attraverso una procedura completamente mini-invasiva, evitando l’apertura del torace e la chirurgia tradizionale.
L’operazione, eseguita dall’équipe guidata dal professor Giuseppe Tarantini, direttore di Emodinamica e Cardiologia Interventistica, rappresenta un primato internazionale: è la prima volta al mondo che l’elettrochirurgia viene applicata a una valvola bicuspide stenotica nell’ambito di un impianto transcatetere.
La tecnica innovativa
La procedura ha previsto l’introduzione, attraverso una vena della gamba, di una guida sottilissima elettrificata. Grazie a questa tecnologia è stata praticata un’apertura controllata nel lembo valvolare degenerato, successivamente diviso in due parti, trasformando così la valvola da bicuspide a tricuspide. Questo passaggio ha consentito l’impianto della protesi nella misura corretta e nella posizione ottimale.
Il tutto senza bisturi, senza fermare il cuore, senza ricorrere alla circolazione extracorporea e senza anestesia generale.
Un limite superato
La valvola aortica bicuspide è una malformazione congenita che interessa circa l’1-2% della popolazione. L’anatomia irregolare associata alla calcificazione rendeva finora complesso – e in alcuni casi impossibile – l’impianto transcatetere, costringendo molti pazienti alla cardiochirurgia tradizionale.
«Abbiamo superato uno dei principali ostacoli della cardiologia interventistica», ha spiegato Tarantini, sottolineando come questa soluzione permetta di ridurre sensibilmente i tempi di degenza e il rischio di complicanze post-operatorie, con un impatto significativo sulla qualità di vita, soprattutto nei pazienti più fragili.
Prospettive future
Il successo dell’intervento apre nuove prospettive nel trattamento delle valvulopatie congenite e consolida il ruolo di Padova come centro di riferimento internazionale nell’innovazione cardiovascolare. Un risultato che potrebbe estendere nei prossimi anni l’accesso a cure meno invasive per un numero crescente di pazienti.
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