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Salute
01.04.2026 - 11:34
Massimiliano Pagani, ricercatore dell'IFOM
Un innovativo studio dell'Università di Padova, coordinato dal professor Stefano Piccolo, ha svelato una nuova e sorprendente realtà sulle metastasi, rivelando che queste non crescono in modo disordinato, come comunemente si pensa, ma seguono un disegno architettonico preciso. Questo comportamento, che ricorda la formazione di un embrione, potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche nella lotta contro il cancro.
L'incredibile scoperta riguarda il comportamento delle metastasi del tumore al seno, che invece di crescere in modo casuale, seguono una rete ordinata e ramificata simile a un "cantiere biologico". Questo fenomeno, spiegano i ricercatori, è dovuto a una sorta di programma biologico "rubato" dal processo di sviluppo embrionale, che permette alle cellule tumorali di costruire una rete spazialmente organizzata, proprio come fa un embrione nel suo sviluppo.
Il gruppo di ricerca, che ha collaborato con lo Istituto Oncologico Veneto (IOV) e l'Istituto AIRC di Oncologia Molecolare (IFOM), ha mostrato che la crescita del tumore al seno metastatico non avviene in modo caotico, ma seguendo una geometria definita. Gli scienziati, utilizzando ricostruzioni in tre dimensioni di tumori umani e modelli sperimentali, hanno osservato che le metastasi crescono come una rete di "cordoni" cellulari che si allungano, si ramificano e si diffondono nel tessuto, come le radici di una pianta.
"Per decenni, abbiamo studiato il cancro in due dimensioni, limitandoci a immagini piatte e sezioni di tessuti. Ora, grazie all'adozione della terza dimensione, possiamo comprendere meglio come il tumore si sviluppa e si espande", ha spiegato il professor Piccolo. L'approccio tridimensionale ha rivelato che la metastasi non è un accumulo di cellule casuali, ma segue un vero e proprio piano di costruzione, una sorta di "programma" che non è altro che una distorsione del processo biologico che guida lo sviluppo dell'embrione.
In particolare, il gruppo di ricerca ha scoperto che il cancro non crea nuovi processi, ma sfrutta quelli già presenti nel corpo umano. La ramificazione delle cellule tumorali, infatti, assomiglia al processo biologico che avviene all'inizio della vita, quando le cellule si organizzano per costruire organi e tessuti. Tuttavia, in questo caso, tale "potere" viene utilizzato per formare metastasi letali anziché tessuti sani.
Una delle principali scoperte riguarda il ruolo dei geni "architetto" – in particolare il gene ETV – che agiscono come veri e propri "capomastri" della metastasi. Questi geni attivano nelle cellule tumorali il programma che consente loro di organizzarsi nello spazio, crescere in rete e generare la struttura tridimensionale necessaria per la diffusione metastatica.
Gli scienziati hanno anche scoperto che quando questi geni vengono "silenziali", la metastasi perde la sua capacità di crescere in modo ramificato, assumendo invece una struttura più compatta e solida, incapace di diffondersi a distanza. Questo suggerisce che l'architettura della metastasi non è solo una questione di quantità di cellule, ma di come queste si organizzano nello spazio.
Inoltre, lo studio ha suggerito che alcuni tumori primitivi, come quelli al seno, potrebbero già avere un "piano" di metastasi insito nella loro struttura originale, rivelando così la possibilità di prevedere quali tumori abbiano un rischio maggiore di diffondersi.
La scoperta ha anche identificato un punto debole: il blocco di una molecola chiamata FGF (fattore di crescita dei fibroblasti) potrebbe impedire la crescita metastatica, pur lasciando intatto il tumore primario. In pratica, pur limitando la diffusione del cancro, FGF potrebbe rappresentare un potenziale bersaglio terapeutico nella lotta contro le metastasi.
"Abbiamo identificato non solo un gene, ma una vera e propria rete molecolare di segnali legati allo sviluppo embrionale. Questo apre a molteplici possibilità terapeutiche", ha dichiarato Massimiliano Pagani, ricercatore dell'IFOM, sottolineando che questa nuova comprensione potrebbe rivoluzionare il trattamento delle metastasi.
Infine, la ricerca ha reso possibile un cambiamento di prospettiva fondamentale nel modo di affrontare il cancro. "Non possiamo più guardare al tumore solo come un insieme di mutazioni. Dobbiamo considerarlo anche come una questione di costruzione e architettura. Comprendere come le metastasi si edificeano potrebbe un giorno aiutarci a fermarle", ha concluso Michelangelo Cordenonsi, coautore dello studio.
Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell, segna un passo importante nella lotta contro il cancro, aprendo nuove strade per terapie mirate e innovative. Grazie alla collaborazione tra scienziati, clinici e tecnici, e al sostegno di iniziative come il programma "5 per mille" di AIRC, il futuro della ricerca oncologica sembra oggi più promettente che mai.
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