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Oltre lo speck: un viaggio nella cucina del Trentino

Dai canederli che profumano di malga alla torta di fregoloti

Oltre lo speck: un viaggio nella cucina del Trentino

Foto d'archivio

C’è un profumo che accoglie chiunque varchi il confine del Trentino: è un mix inconfondibile di legna che arde, burro nocciola e aria di bosco. La cucina di questa terra non è solo nutrimento; è una mappa liquida e solida che racconta secoli di isolamento montano, scambi culturali con il mondo germanico e una capacità quasi magica di trasformare ingredienti poveri in capolavori da re.

Mettetevi comodi: stiamo per iniziare un itinerario tra i sapori che rendono questa provincia una delle mete più golose (e sottovalutate) d’Italia.

L’Antipasto: L’Oro Bianco e il Tortel

Il nostro viaggio non può che iniziare dalla Val di Non, ma non per le mele. Qui domina il Tortel di Patate: una grattugiata grossolana di patate locali, fritta in padella fino a diventare una crosta dorata e croccante fuori, ma tenera dentro. Si accompagna rigorosamente con salumi locali, formaggi di malga e quell’insalata di cavolo cappuccio tritata finissima che pulisce il palato per il morso successivo.

I Primi: Il Trionfo della Tradizione

Se il Trentino avesse una bandiera commestibile, ci sarebbero disegnati i Canederli (o Knödel). Queste sfere di pane raffermo, arricchite con speck, formaggio o spinaci, sono il simbolo del recupero intelligente. Serviti in un brodo di carne fumante o "asciutti" con una colata di burro fuso e salvia, sono l'abbraccio di cui hai bisogno dopo una camminata in quota. Non dimentichiamoci degli Strangolapreti: gnocchetti di pane e spinaci che, secondo la leggenda, erano così buoni che i preti dell’epoca del Concilio di Trento ne mangiavano fino a strozzarsi.

Il Piatto Forte: Carne Salada e Polenta

Spostandoci verso il Garda, l’aria si fa più mite e incontriamo la Carne Salada. Tagliata finissima come carpaccio o scottata alla griglia, è il risultato di un’antica tecnica di conservazione con sale, pepe e ginepro. E la Polenta? Qui è una religione, specialmente quella di Storo, fatta con la farina gialla dell'omonima valle, dal chicco vitreo e sapore intenso. Accompagnata dal Puzzone di Moena (il formaggio dall’odore "eroico" ma dal gusto paradisiaco) o dal Capriolo in umido, è la quintessenza dell'inverno trentino.

Il Gran Finale: Il Dolce della Memoria

Chiudiamo in bellezza con lo Strudel di Mele, quello vero, con la pasta tirata così sottile da poterci leggere un giornale attraverso (come dicono le nonne trentine). Ma per chi cerca qualcosa di più rustico, c'è la Torta de Fregoloti: un trionfo di frolla "sbriciolata", mandorle e burro, fatta per essere spezzata con le mani e inzuppata in un bicchierino di Grappa trentina.

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