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Calcio. Serie B
23.03.2026 - 20:55
Roberto Breda con Francesco Peghin
Il Calcio Padova tenta di voltare pagina dopo la fine dell'era Andreoletti e riparte da un uomo abituato alle tempeste. Da oggi Roberto Breda è il nuovo allenatore della prima squadra: contratto fino al 30 giugno 2026 con opzione e una missione chiara: salvare la squadra. La presentazione ufficiale è fissata per mercoledì alle 12 allo stadio Euganeo.
Classe 1969, trevigiano, Breda porta con sé un bagaglio di esperienze costruito tra campo e panchina. Da calciatore è stato un centrocampista di sostanza e intelligenza, con una carriera lunga quasi vent’anni tra Serie A e B, vestendo tra le altre le maglie di Sampdoria, Udinese, Genoa e Salernitana, dove ha lasciato un segno profondo con 230 presenze.
Ma è in panchina che Breda ha costruito la propria identità. Una carriera fatta di sfide complicate, spesso iniziate in corsa. Dalla prima occasione alla Reggina, portata alla salvezza nel 2010 dopo il subentro, fino al Latina dei miracoli, trascinato nel 2014 a una storica finale playoff per la Serie A. E ancora: salvezze pesanti, come quella con il Livorno nel 2019, e piazzamenti solidi tra Ternana e Ascoli. Nel mezzo, però, anche più di qualche delusione. Esoneri a Vicenza, a Latina nel 2015, a Chiavari con l'Entella nel 2017, con il Perugia nel 2018, con il Livorno nel 2020, con il Pescara nello stesso anno e con la Salernitana nel 2025. Nel 2024, invece, la finale play-out Serie B persa sulla panchina della Ternana contro il Bari.
L’identikit di Breda è chiaro: allenatore da emergenze, da ricostruzioni, da gruppi da rigenerare. Ed è proprio qui che si innesta il senso della scelta del Padova per sostituire Matteo Andreoletti.
Breda non è un integralista. Non lo è mai stato. Il suo modo di vivere il calcio parte da un presupposto netto: “Dipende tutto da me, dall'allenatore”. Niente alibi, niente colpe scaricate sui giocatori. È una questione di responsabilità e di metodo. Il tecnico trevigiano lavora prima di tutto sulla testa, sulla percezione che i calciatori hanno di sé e della squadra. “Se cambi il modo in cui vedono la realtà, cambia il loro approccio”, è uno dei concetti cardine spiegato sul suo canale Youtube nel podcast “Mente e panchina”.
Breda è un pragmatico della panchina. Preferisce far arrivare i concetti attraverso il campo piuttosto che con lunghi discorsi. Allenamenti pensati per creare automatismi mentali e comportamentali, come i giochi a punteggio che simulano le fasi emotive della partita: segnare e cercare subito il secondo gol, subire e reagire senza crollare. L’obiettivo è uno: eliminare la rassegnazione, restare dentro la partita.
Perché è proprio qui che Breda individua il primo problema quando subentra: l’incapacità di rimanere dentro le gare di una squadra in crisi. “Da un errore nasce l’insicurezza, e da lì il crollo”, spiega. La cura è un reset mentale, la rimozione degli alibi, la costruzione di certezze. E poi il lavoro sui dettagli, sui difetti principali da correggere subito, senza perdere di vista i punti di forza da valorizzare.
Anche dal punto di vista tattico, Breda si muove lontano dalle rigidità. Cambia, si adatta, plasma la sua squadra in base al materiale umano che ha a disposizione. L’idea è quella di esaltare i migliori giocatori e di codificare il resto: dare libertà ai calciatori di talento e organizzare un contesto attorno a loro. Falletti prima e Gaston Pereiro poi erano al centro della sua Ternana. La qualità dei top player e un calcio “automatizzato”, dove ognuno sa sempre cosa fare, anche al variare del sistema.
Fondamentale, poi, la gestione del gruppo. Breda costruisce gerarchie chiare con “6-7 uomini chiave”. In settimana però mescola, evita le divisioni nette tra titolari e riserve per mantenere alta la competitività. Cura in modo particolare i ruoli sensibili: il portiere, a cui garantisce fiducia pubblica e stabilità, e gli attaccanti, che considera centrali e con cui lavora ossessivamente sulla mentalità del gol. “Devono essere arrabbiati se non segnano, anche quando la squadra vince”. Con lui Cerri e Di Carmine, tra gli altri, hanno vissuto le loro migliori stagioni dal punto di vista realizzativo.
E poi c’è l’aspetto umano. Ammettere gli errori, per non perdere credibilità. Mettersi in discussione, anche cambiando sistema se il contesto lo richiede. “Quando sei troppo legato alle tue idee è un problema”: una lezione maturata sul campo, nelle stagioni più complesse.
Calma e coraggio, le due parole chiave. Calma per non farsi travolgere dalle difficoltà, coraggio per uscire dalla zona di comfort e cambiare quando necessario.
Padova riparte da qui. Da un allenatore che conosce la Serie B, che sa leggere i momenti e che ha costruito la propria carriera entrando nelle crepe delle squadre per ricomporle. Inizia una nuova era: è partita la missione del "mentalista" della salvezza.
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