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SCUOLA
08.04.2026 - 16:39
A sinistra foto della Provinicia, a destra foto di Cgil
Superare la logica del “recupero delle carenze formative” e intervenire sulle difficoltà degli studenti durante l’anno scolastico, affinché questi riescano a concludere il periodo della scuola dell’obbligo senza lacune da colmare. È questo l’ambizioso obiettivo dei sindacalisti di Flc Cgil del Trentino che nei giorni scorsi hanno presentato all’assessorato dell’istruzione una proposta di miglioramento del Disegno di Legge Provinciale n° 75 che disciplina le carenze formative degli studenti.
“La nostra idea è prevedere e programmare le difficoltà del curriculum, giocando in un’ottica più preventiva che riparativa” ha spiegato il segretario provinciale Raffaele Meo. “Un cambio di prospettiva che mira a intercettare le criticità durante l’anno, quando possono essere affrontate con maggiore efficacia”.
L’idea – ha precisato Meo – nasce dalla consapevolezza che “l’attuale sistema non ha funzionato com’era nei programmi” in quanto è basato su “una logica di compensazione volta a scongiurare l’ipotesi della bocciatura. Probabilmente, sgombrando il campo dalla ‘spada di Damocle’ della bocciatura, la carenza o la lacuna sarebbe assunta in quanto tale e affrontata in ottica preventiva, non riparativa”. E ancora: “Ad ogni modo, questa impostazione ha ammesso che le difficoltà potessero rimanere tali nel tempo, senza necessariamente investire tutto il necessario per una loro soluzione immediata che, invece, rappresenta un obiettivo strategico per la scuola”.
Tra le proposte, anche quella di investire su una nuova organizzazione dei docenti affinché vengano alleggeriti dai carichi burocratici attuali e possano dedicare più tempo ed energie alle attività didattiche.
“A distanza di quasi 20 anni dalla riforma sarebbe urgente e necessario investire in modo significativo su questo segmento di scuola al duplice fine di garantire il diritto al positivo compimento del percorso decennale dell’istruzione obbligatoria (che rappresenta il fondamento della cittadinanza) e di porre solide basi per la prosecuzione degli studi nel triennio. A livello nazionale è tutto fermo. Potrebbe essere una sfida per il Trentino di tornare ad essere laboratorio nazionale di innovazione” ha concluso Meo.
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