“Non esiste la possibilità che l’aeroporto di Treviso venga chiuso. Ma si può regolamentare e avere garanzie sanitarie per convivere con la sua attività”. A parlare è Sergio Costa, vicepresidente della Camera, ex ministro dell’Ambiente del Movimento 5 Stelle. Alla fine di aprile ha incontrato i rappresentanti del comitato per la riduzione dell’impatto ambientale dell’aeroporto, assieme a Maurizio Mestriner, candidato sindaco del M5S a Treviso, nell’auditorium messo a disposizione dalla parrocchia di Quinto. E non ha usato giri di parole. Cosa si intende per regolamentare? “Il riferimento è il modello Ciampino – chiarisce il vicepresidente di Montecitorio – da ministro ho firmato un decreto di salvaguardia dell’aspetto economico commerciale ma anche della salute dei cittadini attraverso la limitazione dei voli notturni, rotte non invadenti per chi vive nel circondario e contestualmente un cambio del tipo di velivolo. Si può fare anche a Treviso”. Fatto sta che il comitato non ne può più. Il master plan per lo sviluppo del Canova mette in conto 22.500 voli all’anno. “L’aeroporto va chiuso. I residenti, con gli aerei che passano a 20 metri dalle case, sono costretti a vivere una vita indegna in un Paese civile – incalza Giulio Corradetti, presidente del gruppo – i limiti non sono mai stati rispettati. Ne va della salute e della sicurezza dei cittadini. E’ una vergogna”. Il 2 maggio il comitato ha anche preso parte al sit-in organizzato dalla lista Europa Verde, formazione che sostiene la corsa a Treviso di Giorgio De Nardi, candidato sindaco civico, con il supporto del centrosinistra, proprio davanti allo stesso aeroporto. “Bisogna razionalizzazione il numero di voli. Con una progressiva riduzione – scandisce Luca Saccone, co-portavoce di Europa Verde di Treviso – questo per tutelare innanzitutto la salute dei cittadini, in particolare tra Quinto, Canizzano e Sant’Angelo e Quinto, lo stesso Parco del Sile e per contribuire a diffondere una mobilità sostenibile. L’aeroporto è una infrastruttura importantissima. Ma è necessario ragionare sul futuro per trovare un equilibrio tra benefici e costi migliore rispetto a quello attuale”. E qui, in prospettiva, non si esclude nemmeno un possibile spostamento dei voli passeggeri nell’aeroporto di Istrana, oggi militare. “Sarebbe auspicabile scendere verso il precedente limite di 16.300 voli al Canova – tira le fila Saccone – pensando in prospettiva futura a una possibile suddivisione dell’attività con l’aeroporto di Istrana. I due aeroporti potrebbero anche essere collegati in modo diretto via rotaia”.
La discussione resta più che mai aperta. Mauro Favaro
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