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Cultura

Si apre la mostra dedicata a Giuseppe Berto, lo scrittore de Il Cielo è Rosso

Treviso celebra il grande scrittore nell'anniversario del bombardamento che la distrusse

mostra a palazzo dei Trecento

Giuseppe Berto scriveva tra i reticolati

Aperta in questi giorni la mostra “Verso la gloria. Giuseppe Berto: uno scrittore e il suo archivio”. 

Promossa dalla Città di Treviso, dall’Archivio Scrittori Veneti e dall’Associazione Giuseppe Berto, la mostra gode del patrocinio di Ministero della Cultura, Regione Veneto, Provincia di Treviso, Comune di Mogliano Veneto, Università degli Studi di Padova. Prezioso il contributo economico di Iniziative Unindustria Treviso.

La città vuole ricordare lo scrittore de “Il male oscuro” e “Il cielo è rosso” proprio a cavallo dell’82° anniversario del bombardamento da parte degli americani a Treviso in una sede prestigiosa, palazzo dei Trecento, nel cuore della città.

Rimarrà aperta fino al 12 aprile e l’ingresso è gratuito.

I materiali provengono dall’Archivio Berto, oggi di proprietà dell'Associazione Culturale omonima. 

Con la curatela di Matteo Giancotti ed Emilio Lippi, testi e corredo iconografico di Giancotti e Sandro Lauzzana e con saggi a catalogo di Domenico Scarpa, Paola Culicelli, Saverio Vita e Diego Bottacin, la mostra introduce i visitatori all’avvincente parabola letteraria e biografica di uno dei maggiori scrittori del ‘900.

Molti gli inediti. Tra cui Il luogo (1968), testo richiesto a Berto dal grande poeta Andrea Zanzotto, e nel quale Berto riflette sul legame con le proprie radici e sulla memoria dei paesaggi della giovinezza, ormai lontani ma ancora straordinariamente vivi nei ricordi di un autore che si considerava “sradicato”.

Nel 1964, a 50 anni, scriveva, a proposito della depressione di cui soffriva, “Ho un sacco di fobie. Non viaggio in treno né in aereo né in nave, non salgo oltre il quarto piano delle case, non mi chiudo nelle sale da concerto, non vado ai funerali, non m’intaso con la macchina nelle strade del centro, non mangio frutta né verdura, non saluto le persone antipatiche. Potrei continuare per un pezzo. Sono quindi ancora malato e credo che non guarirò mai.”

Berto continuò a restare un alieno per il mondo culturale italiano; non gli venne mai perdonata l’adesione giovanile, in buona fede e per questo mai rinnegata, al fascismo e il suo essere un antiretorico per eccellenza in un Paese che della retorica pare abbia sempre  fatto una religione. 

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