Empatia, capacità di ascolto e qualità della comunicazione come strumenti centrali della cura, in un tempo segnato dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale. Saranno questi i temi al centro del convegno promosso dall’AMMI – Associazione Mogli Medici Italiani, Donne per la Salute – sezione di Verona, in programma oggi, venerdì 20 febbraio alle ore 18 nel Salone d’Onore del Circolo Ufficiali di Castelvecchio.
L’iniziativa punta ad approfondire la dinamica del rapporto medico-paziente, oggi profondamente cambiata rispetto al passato, e le criticità comunicative emerse anche alla luce del crescente fenomeno delle aggressioni al personale sanitario, che colpiscono in maggioranza donne (oltre il 60%).
L’assessora alle Politiche sociali e al Terzo settore Luisa Ceni sottolinea come l’empatia rappresenti una “marcia in più” nella sanità: «La preparazione scientifica è fondamentale, ma spesso le persone chiedono prima di tutto di essere ascoltate. Un medico non è bravo solo per le sue competenze tecniche, ma per la capacità di mettersi al livello del paziente e riconoscerlo come persona, non come numero. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale entra sempre più nella nostra vita, il valore della relazione umana diventa ancora più centrale».
Un concetto ribadito anche da Annamaria Molino, consigliera comunale e vicepresidente nazionale della Rete Città Sane dell’OMS: «Il modello paternalistico è superato. Oggi il paziente è un soggetto attivo, informato e coinvolto nelle decisioni sulla propria salute. Non è solo un principio etico, ma un fattore di qualità clinica: una persona consapevole aderisce meglio alle terapie. La competenza tecnica deve andare di pari passo con ascolto, chiarezza ed empatia».
Ad aprire i lavori sarà la presidente di AMMI Verona, Marzia Strabbioli Castellarin, che ricorda come la prevenzione – con particolare attenzione alla salute della donna – sia una delle mission dell’associazione. «La relazione medico-paziente si è evoluta verso una partnership basata sulla condivisione delle decisioni e sull’alleanza terapeutica», evidenzia.
Tra i relatori, la dottoressa Vania Braga, responsabile del Centro Osteoporosi ULSS 9 e componente del Consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici di Verona, che richiama l’attenzione sul tema delle aggressioni: «Spesso nascono da un rapporto deteriorato. Formare medici capaci di usare l’empatia come competenza professionale migliora diagnosi, aderenza alle cure e riduce il burnout. L’empatia va insegnata in modo strutturato già all’università».
Sulla stessa linea anche Alfredo Guglielmi, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Verona: «L’empatia non è debolezza, ma la base dell’alleanza terapeutica. In un’epoca dominata dalla tecnologia, la medicina deve restare profondamente umana».
Dopo i saluti istituzionali interverranno, tra gli altri, Antonia Lasalvia, docente associata di Psichiatria all’Università di Trento, Luigina Mortari, ordinaria di Psicologia generale e sociale all’Università di Verona, e Maria Grazia Romanelli, ordinaria di Biologia e prorettrice per la Didattica dell’ateneo scaligero.
A chiudere il convegno sarà “La voce del paziente”, affidata a Maria Teresa Ferrari, fondatrice dell’associazione «La Cura Sono Io», alla quale verrà conferito il Premio “Donna per la Salute – AMMI Verona”, giunto alla terza edizione, per aver trasformato l’esperienza della malattia oncologica in un percorso di resilienza e sostegno alle altre donne.
L’evento è patrocinato, tra gli altri, dal Comune di Verona, dall’Università di Verona – Facoltà di Medicina e Chirurgia, da ULSS 9 Scaligera, dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e dagli Ordini professionali dei Medici e dei Farmacisti della provincia. Su iniziativa dell’AMMI è inoltre in corso una proposta di legge alla Camera dei Deputati, a testimonianza dell’impegno dell’associazione per una medicina sempre più attenta alla dimensione umana della cura.