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Pasqua in corsia, il vescovo di Verona Pompili tra i malati: “Nessuno affronti il dolore da solo”

Le visite tra Borgo Trento e Borgo Roma: preghiere, benedizioni e parole di conforto per pazienti e operatori sanitari

Pasqua in corsia, il vescovo di Verona Pompili tra i malati: “Nessuno affronti il dolore da solo”

Il Vescovo Domenico Pompili (al centro) in visita all'ospedale di Borgo Roma

Un gesto semplice ma carico di significato, quello compiuto ieri dal vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, che ha voluto portare di persona gli auguri di Pasqua a malati e operatori sanitari negli ospedali cittadini. Tra i reparti, accanto ai letti dei pazienti, con parole di conforto e momenti di preghiera, in un clima raccolto e profondamente umano.

La visita si è svolta ieri al policlinico di Borgo Roma, dove il vescovo è stato accolto dalla direzione sanitaria e dai cappellani dell’ospedale. Dopo un momento di preghiera iniziale, mons. Pompili ha scelto di entrare da solo nelle stanze, per incontrare direttamente i pazienti.

Uscire dalle tenebre del dolore significa avere la forza di attraversare l’esperienza della malattia che ci rinchiude e ci isola”, ha detto il vescovo, sottolineando però quanto sia decisiva la presenza degli altri: “La vicinanza delle persone che curano e delle persone care è la condizione per attraversare questi periodi dolorosi”.

Un messaggio di speranza ma anche di consapevolezza della fragilità, rivolto non solo ai malati ma anche a chi ogni giorno lavora in corsia: “Che ognuno di noi abbia la forza di percorrere la condizione di fragilità”.

Sempre nella giornata di ieri, mons. Pompili aveva fatto tappa anche all’ospedale di Borgo Trento, nel reparto di Nefrologia, accompagnato dai vertici sanitari e dai cappellani. Qui ha incontrato i pazienti del padiglione 12, benedicendo il reparto e leggendo un passo del Vangelo.

Il Signore si identifica negli infermi, a tal punto da ritenere rivolto a sé ogni gesto compiuto in loro favore”, ha affermato durante la benedizione, affidando i malati alla protezione di Maria.

Nel suo intervento, il vescovo ha poi richiamato il valore del contatto umano nella cura: “Gesù non è stato solo un predicatore, ma anche taumaturgo. Guariva avvicinandosi e toccando le persone. Non si può toccare senza essere toccati”. Parole che hanno trovato un’eco particolare tra medici e infermieri, protagonisti quotidiani di quel “toccare” che è insieme cura e relazione. Un messaggio che, alla vigilia della Pasqua, diventa invito a riscoprire il senso più profondo della vicinanza e della solidarietà, soprattutto nei luoghi della sofferenza.

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