Mariano Rumor accolto da Giorgio Sala sindaco il 24 dicembre 1968 a palazzo Trissino: Rumor era premier da 15 giorni
Vicenza, Rumor finalmente rivalutato dagli storici nel suo ruolo
Mariano Rumor accolto da Giorgio Sala sindaco il 24 dicembre 1968 a palazzo Trissino: Rumor era premier da 15 giorni
Il giudizio più preciso su di lui l’ha dato Paolo Mieli quando in tv per “Passato e presente” parlò del “governo del pio Mariano”: “Rumor fu un personaggio ingiustamente sottovalutato, mentre fu un protagonista della stagione riformista”. E riguardo al suo presunto coinvolgimento nel tangentizio scandalo Lockheed, che dalla metà degli anni Settanta segnò, assieme al “parricidio” di Toni Bisaglia il suo declino politico, aggiunge: “È terribile quello che gli è successo, il suo nome fu consegnato all’opinione pubblica come un animale braccato. Ma non c’è stata nessuna evidenza contro Rumor: nessuna delle accuse fu dimostrata”. In realtà c’è molto di più. Mariano Rumor, di cui il 22 gennaio ricorrono i 32 anni dalla scomparsa, oltre a essere stato cinque volte presidente del Consiglio, salvò due volte l’Italia. Lo ha ricordato il giornalista Antonio Di Lorenzo, che ha guidato l’incontro al teatro comunale (era previsto all’odeo olimpico, ma per le troppe adesioni s’è dovuto spostarlo) organizzato dal Comune, al quale ha partecipato Marco Follini, che ha tracciato dello statista vicentino un preciso ricordo, profondo e ricco di risvolti umani e politici.
La prima edizione della storica biografia su Rumor di Gigi Ghirotti
Il sindaco Rucco ha testimoniato la riconoscenza verso Rumor di una generazione, come la sua, che non l’ha conosciuto: “Fu un maestro e un punto di riferimento per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, un esempio per le generazioni che sono venute dopo, cui dobbiamo guardare con attenzione e rispetto per forma e per sostanza”. Il perché è presto spiegato. Rumor affronta da presidente del Consiglio un momento delicatissimo come la strage di piazza Fontana, il 12 dicembre 1969: di fronte a 17 morti e 88 feriti, mentre nel Paese si invoca lo stato d’emergenza e il ricorso a leggi speciali. Rumor non cede alle pressioni, sceglie di rivolgersi direttamente agli italiani chiamandoli alla coesione nazionale. L’amico e giornalista Gigi Ghirotti ricorderà nella sua biografia la corsa alla Rai di Rumor quella sera, con 38 di febbre e una tosse pesante, per parlare in diretta televisiva al tg delle 20. Tranquillizza l’Italia. Qualche anno fa Maurizio Caprara, giornalista del Corriere, è andato a vedere le carte di Rumor che sono state donate da Vicenza al Senato e nelle quali nessuno prima di lui aveva messo le mani. Ha scoperto che il 15 dicembre si svolse a casa sua un vertice per far nascere il nuovo governo di centrosinistra e Rumor fu netto: “Dico no a un governo fondato sulle bombe”. Quattro anni dopo, da ministro dell’Interno del governo Andreotti, Rumor sfugge a un attentato alla questura di Milano. Davvero miracolosamente, dato che è appena andato via quando esplode una bomba che provoca la morte di quattro persone e 52 feriti. L’attentato, è stato accertato, aveva una matrice di estrema destra. Il giudice Guido Salvini, che ha indagato a lungo su quei fatti, nel 1998 ha confermato che in quei mesi convulsi, dopo le bombe di Milano e Roma, con il suo rifiuto di appoggiare il “golpe Borghese” del dicembre 1970 Rumor di fatto salvò la democrazia in Italia. L’attentato cui scampò nel 1973 alla questura di Milano – sostiene il magistrato – era la punizione che l’estrema destra voleva infliggergli per quel “tradimento”.
Marco Follini è intervenuto a ricordare Rumor a Vicenza
Rumor era un uomo mite, come ha ricordato anche Follini, ma la sua moderazione era uno stile di governo più che una collocazione politica. Dal 1968 al 1970 presiedette tre governi che lasciarono un’impronta profonda nel Paese. Sono gli anni della contestazione, dell’autunno caldo. E lui si trovò a gestire questi grandi cambiamenti come pure la strategia della tensione e la crisi petrolifera. Porta il suo nome una grande stagione di riforme: lo statuto dei lavoratori di Gino Giugni, la riforma pensionistica, la nascita delle Regioni; con i suoi governi è introdotta la scuola materna, sono liberalizzati gli accessi universitari, adottate le norme attuative per referendum e l’iniziativa legislativa popolare. Hanno scritto in un libro Giuliano Amato e Andrea Graziosi: “Era un grande della Dc, le sue presidenze del Consiglio segnarono una svolta in chiave riformista, più ancora di quella del centrosinistra”. Era un punto di riferimento anche per i suoi coetanei vicentini, come ha ricordato Mariangela Cisco nel suo libro “A cena con il presidente”: i Ghirotti, marito e moglie, cinquantenni di poco più giovani di lui, erano intimi di Rumor che andavano a trovare nella sua casa di Roma. Affascinava perché era una persona di valori e di stile. Ai sindaci vicentini che lo applaudivano a palazzo Trissino nel 1968, quando tornò a Vicenza a quindici giorni dalla nomina a premier, spiegò: “Non chiedetemi un trattamento privilegiato, mi mettereste in difficoltà”. Chissa se oggi un pubblico di amministratori accetterebbe questa risposta.
Mariangela Cisco Ghirotti autrice del libro "A cena con il presidente"
Il sindaco in carica al momento della sua morte, Antonio Corazzin, lo ricordò nella commemorazione funebre in piazza dei Signori con un’idea geniale: usò le parole che Mariano aveva pronunciato nel 1962 per celebrare in quella stessa piazza dei Signori la morte di Antonio Dal Sasso. A quei funerali del 1990 presenziarono tutte le massime cariche dello Stato: Andreotti, Spadolini, Cossiga. Proprio il presidente della Repubblica, quando era stato a Vicenza quattro anni prima, aveva reso omaggio a Rumor, al quale era sinceramente affezionato, ricordando che se era in politica lo doveva a lui che era venuto a parlare a Sassari quarant’anni prima per convincere i giovani universitari cattolici a scendere in campo. Il giovane Francesco era stato uno dei convinti.
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